Elisa Sighicelli (Torino 1968) è una delle artiste italiane più interessanti della sua generazione. Puntuale, sofisticata, intima, con la passione per l’immagine e per le sue caratteristiche visive, psicologiche e strutturali. I suoi lavori testimoniano una ricerca sulla forma e sulla percezione visiva che, se da un lato si mostra rigorosa, non raggiunge tuttavia gli esiti più radicali e scientifici legati in passato all’arte cinetica. Sono piuttosto forme che, nel loro lirismo astratto, mantengono una musicalità e un registro espressivo, richiamando alla mente, semmai, le sperimentazioni cinematografiche del genio poliedrico Oscar Fischinger.
È il caso di lavori in video e in pellicola come Fan-tasmagoria, Altimetry of Stripes e Phi Building, che l’artista ha realizzato elaborando una ripresa ad inquadratura fissa di un grattacielo e delle luci pubblicitarie che ne ricoprono la facciata. Sfruttando l’intermittenza delle illuminazioni colorate la Sighicelli compone delle forme astratte che generano movimento e trasformano di fatto l’architettura, completamente immersa nel buio della notte. Un enorme display che avvertiamo non tanto per le sue caratteristiche formali, quanto per la presenza immateriale delle luci che ne percorrono le superfici, svelando ad intermittenza la presenza dell’edificio.
In questa mostra Elisa Sighicelli torna anche all’immagine fotografica, utilizzando la tecnica del lightbox. Nei suoi primi lavori la fotografia era un’attenta e silenziosa esplorazione dello spazio, elemento centrale, insieme al fattore luminoso.
E la luce torna ad essere protagonista dei due lightbox in mostra; questa volta però l’attenzione dell’artista è rivolta alle strutture che sorreggono le grandi scritte pubblicitarie che dominano le città. L’artista pratica un ribaltamento, concentrando il suo obiettivo sulla parte retrostante della struttura, quella che solitamente non si vede e che non mostra il messaggio. In questo modo, le impalcature diventano oggetti misteriosi, di sapore fantascientifico. Sensazione rafforzata anche dalla particolare qualità dell’immagine, che lascia appena percepire la presenza della luce reale del lightbox, creando un senso di sospensione tra la bidimensionalità del medium e la tridimensionalità del soggetto.
L’installazione Film Without Film è concepita come uno spazio dove immergersi e guardare un ipotetico “film senza film”. Grazie alla disposizione di 100 lampadine lungo le pareti della grande stanza, il visitatore assiste al cosiddetto “Phi Phenomenon” per il quale l’accensione sincronizzata e l’intermittenza delle fonti di luce viene registrata dal cervello come un movimento, esattamente come il susseguirsi dei fotogrammi di un film.
Inoltre, la fascia di lampadine è stata fissata alle pareti su di un asse appena sfalsato rispetto al pavimento della galleria. In questo modo, lo spazio sembra dilatarsi e aumenta l’illusione di dinamismo della scia luminosa. Un’opera minimale, che con economia di elementi, evoca le caratteristiche più intime dell’immagine in movimento.
riccardo conti
mostra visitata il 7 giugno 2006
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ELIMINARE ELISA SIGHICELLI
beato chi ti capisce.....
Gran Finezze
sa far
chi
plagia
l'altrui acume
in quest'arte
di soluzioni immaginarie
l'artista
ha il dono
dell'imbecillità
sacra
come
la
folgore
per forotuna qualcuno si ricorda ancora di Oscar Fishinger!!
sono del parere del recensore: ottima mostra
senza infamia e senza lode
Do you really think this fake reflection on fake problem made by fake artists will save Italian art? Come on, wake up, you sleepers!
WINTER IS COMING.
L.S.