Categorie: milano

fino al 28.X.2008 | Alessandra Spranzi | Milano, Fotografia Italiana

di - 22 Ottobre 2008
La salvezza nel selvatico. In questa breve frase è racchiuso il significato dell’ultimo lavoro di Alessandra Spranzi (Milano, 1962). Una frase vecchia di secoli, ripescata nel Codice Trivulziano, ma che oggi più che mai sembra trovare la propria ragion d’essere. La necessità di opporsi o, meglio, di resistere a quanto c’è di civilizzato, culturalizzato, organizzato, educato. La speranza che esista una possibilità di fuga, che non sia troppo tardi. Che il selvatico non sia ormai completamente compromesso o, peggio ancora, che non sia compromessa la nostra capacità di viverlo.
Simone Menegoi, curatore della mostra, cita Wittgenstein e fa bene: se un leone potesse parlare non lo capiremmo. Quanti di noi avrebbero oggi effettivamente la predisposizione d’animo di cercare la propria salvezza nella nostra radice animale? Quanti sarebbero in grado di ritrovarla? Forse la violenza dell’addomesticamento ha fatto il suo corso. Siamo già tutti troppo mansueti. Siamo stati sedati. Ciò che rimane è un’insofferenza latente e una sottile ma ostinata resistenza.
Purtroppo non siamo meno bendati del cavallo dell’immagine, eppure rimane in noi la volontà di ribellione, di fuggire, anche se ignoriamo verso quale direzione. Né ci viene ovviamente indicata. Neppure l’orizzonte è rappresentato, c’è solo il cielo aperto delle possibilità.

Intorno a questa ricerca di salvezza ruotano tutte le fotografie della serie. Sia che si tratti di immagini ri-trovate e ri-fotografate, di fototessere o di fotografie effettivamente realizzate dall’artista, di animali finalmente liberi dalla schiavitù di essere amici, di oggetti finalmente liberi dalla schiavitù di essere utili. E proprio nelle opere che ritraggono utensili abbandonati, arnesi dimenticati e cose dimesse – un ombrello con le stecche rotte, una rete riempita di palloni da basket, una ruota di bicicletta appesa a un muro, una pagnotta abbandonata per terra – ritroviamo la Spranzi che conosciamo.
Non solo quella delle piccole cose e degli interni domestici che parlano del suo vissuto personale, ma anche quella che guarda a un contesto internazionale e si pone in linea con le ricerche piĂą note di Richard Wentworth, Gabriel Orozco ed Erwin Wurm. Dove la fotografia registra con finta disattenzione le casuali sculture del mondo. Create da oggetti dimenticati, sovrapposti o talvolta addirittura da persone che per un momento diventano le interpreti di uno spazio plasmato.
Nel lavoro di Spranzi, però, l’ironia lascia il posto alla malinconia. Le tartarughe, che, una sull’altra, si contendono un piccolo spazio di roccia emerso dall’acqua sono un grido di resistenza oltre che un’istallazione temporanea.

Ogni tanto va detto: complimenti. A Menegoi, che ha curato e allestito la mostra con un’attenzione rara e meritevole; ad Alessandra Spranzi, ovviamente, che si conferma come una delle figure più interessanti del panorama italiano; e, questa volta, a Fotografia Italiana, per la scelta confermata e non scontata verso la recente ricerca fotografica del nostro Paese.

articoli correlati
La personale del 2005

francesca mila nemni
mostra visitata il 19 settembre 2008


dal 19 settembre al 28 ottobre 2008
Alessandra Spranzi – Selvatico (colui che si salva)
a cura di Simone Menegoi
Galleria Fotografia Italiana Arte Contemporanea
Corso Venezia, 22 (zona Palestro–San Babila) – 20121 Milano
Orario: da martedì a venerdì ore 15-19; sabato su appuntamento
Ingresso libero
Catalogo con testi di Simone Menegoi e Alessandra Spranzi
Info: tel. +39 02784100; fax +39 0277809369; info@fotografiaitaliana.com; www.fotografiaitaliana.com

[exibart]

Articoli recenti

  • Mostre

Nel mondo di Tina Dion, dove l’immagine porta le tracce del rimosso

L’artista irano-americana Tina Dion porta la pittura figurativa in un territorio fluido e ricco di simboli, dall'identitĂ  femminile alla diaspora:…

4 Aprile 2026 12:30
  • Danza

McGregor, Maillot, Naharin: tre visioni della danza contemporanea alla Scala

Le coreografie di Wayne McGregor, Jean-Christophe Maillot e Ohad Naharin entrano in repertorio alla Scala di Milano: un trittico che…

4 Aprile 2026 11:30
  • Mostre

Giochi di parole, scambi di paesaggi: Barry e Rubsamen in mostra alla Galleria Artiaco

La Galleria Alfonso Artiaco di Napoli presenta due mostre di Robert Barry e Glen Rubsamen: tra i colori del linguaggio…

4 Aprile 2026 10:30
  • Arte contemporanea

La ex Factory di Andy Warhol a New York diventerĂ  un negozio Uniqlo

A New York, una delle sedi della Factory di Andy Warhol ospiterĂ  un nuovo negozio del brand giapponese Uniqlo che,…

4 Aprile 2026 9:30
  • Mercato

Finarte: è record mondiale per una fotografia di Franco Fontana

Un paesaggio di Fontana da € 20.320, ma anche gli scatti di Hiroshi Sugimoto, Luigi Ghirri, Gianni Berengo Gardin. Tutti…

4 Aprile 2026 8:15
  • Mostre

Ulassai, Sardegna: Il Significato dell’Opera

É in programma fino al prossimo 7 giugno, a Ulassai, la seconda edizione della Biennale d’Arte Contemporanea

4 Aprile 2026 0:02