Un’importante retrospettiva sull’opera grafica di Benvenuto Disertori (1887-1969) è ospitata, fino a domenica 29 aprile, ai Musei del Castello Sforzesco. La rassegna – organizzata dalla Civica Raccolta delle Stampe Achille Bertarelli e dal Settore Musei e Mostre del Comune di Milano – presenta un centinaio di opere, tra incisioni e disegni preparatori, proveniente dal Fondo Disertori della Raccolta e dalla collezione privata del figlio Andrea.
L’artista trentino, uno dei grandi protagonisti della grafica italiana del primo Novecento, può essere considerato tra i principali artefici di quella rivalutazione dell’incisione quale opera d’arte autonoma, che ha inizio sul principio del secolo scorso. Le sue opere testimoniano un accostamento al lavoro di stampo tradizionalista: Disertori realizza infatti disegni preparatori, che rielabora successivamente sulla lastra incisa a bulino. Gran parte del corpus grafico esposto è dedicato al paesaggio urbano: uno dei punti di forza della sua produzione, a partire dal 1911. Le vedute di Perugia, Fiesole, Arezzo, San Giminiano, Roma e Trento presentano un evidente rigore tecnico-formale ed interessanti ricerche luministico-tonali.
La rassegna milanese analizza, inoltre, la produzione di ascendenza Liberty e simbolista del Disertori, che ha dato vita ai soggetti allegorici degli anni Venti. Al Castello Sforzesco è anche presente una sezione dedicata agli ex-libris, da cui appare evidente l’attenzione dell’artista a rivolgersi al “falso mito”, con una sovrabbondanza di motti e citazioni latine.
A completamento della mostra, è stato pubblicato dalla casa editrice Artes, il primo catalogo ragionato sull’opera di Benvenuto Disertori. Il volume, curato da Paolo Bellini ed Alessia Alberti, nasce da un intenso lavoro di ricerca, effettuato presso le principali collezioni di stampe, pubbliche e private, italiane ed estere, e sulle fonti iconografiche dell’autore. Durante la stesura del testo, è stato inoltre possibile attribuire alla mano dell’artista due nuove opere e introdurre alcune importanti scoperte sulla successione cronologica delle incisioni.
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vidi ad Arezzo qualche tempo fa nella galleria L'Immagine una mostra di incisioni di Morandi. In effetti i paesaggi o le nature morte non sono affatto male rese con quella tecnica.
Consiglio a tutti di approfondire il mondo degli artisti che si sono dedicati con passione all'incisione. La "scuola bolognese" dell'incisione per esempio, con artisti quali Giorgio Morandi, Paolo Manaresi, Luciano De Vita e tanti altri è ancora tutta da scoprire nella sua reale dimensione, nonostante la notevole fama raggiunta da alcuni artisti. Ogni città italiana comunque credo potrebbe offire tanti spunti suggestivi.