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fino al 30.I.2011 | Alessandro Cimmino | Milano, Nowhere Gallery

di - 20 Gennaio 2011
Chandigarh non è mai
diventata la capitale del Punjabi in India, mancando con rapidità il proprio
ruolo di modello per una futura urbanizzazione del Paese. Jawaharlal Nehru negli anni ‘50 chiamò Le Corbusier perché rendesse la città
espressione monumentale della volontà governativa. Un complesso simbolo di uno
Stato autonomo e finalmente lontano, vincitore rispetto alle briglia del
colonialismo.

Chandigarh avrebbe dovuto
diventare metafora architettonica di una struttura sociale liberata e illuminata
nei confronti delle alterazioni di potere. Ma ogni visione di carattere
omogeneo è rimasta segno di un futuro negativo. Oggi è possibile visitare quel
territorio come un insieme di intersezioni. Macchie architettoniche che
offrono, a chi visita la regione del Punjabi, una fantasmagorica introduzione
al nulla della complessità e ai valori nascosti della modernità.

Alessandro Cimmino (Napoli, 1969; vive a Milano),
racconta, verso per verso, il poema mancato di quegli incontri. Innesti fra
Occidente e Oriente che rendono il tempo un paradigma assoluto. In questa
ultima personale milanese, il fotografo isola, attraverso una selezionata serie
di scatti, diverse possibilità. Previsioni illusionistiche di eredità
lecorbusiane rese con estrema limpidezza nei ritratti di edifici e stilemi
frutto di un’utopia sedimentata. Quell’idea, che negli anni ‘50 accese
dibattiti fra una stile puramente indiano e una rilettura europea, si risolve
nelle foto di Cimmino in un dialogo monogrammatico. Un viaggio estinto fra il
presente invariabile dell’India e il suo futuro, oggi più volte decaduto.


Forme addolcite,
materiali di rivestimento, pilastri lasciati alle pioggie tropicali, shopping
center nel mezzo del nulla, foreste educate diventano così forme iconiche.
Stati di negoziazione fra polarità e contrasti che riportano alla luce
l’imposizione strutturale di modelli europei, relegati ad antiche forme
architettoniche d’ispirazione. L’epoca postcoloniale, in queste foto chiare,
trasparenti e quasi sempre di matrice frontale, è tradotta nel ricordo nitido
di un tempo in cui l’enegia venerativa degli dei aveva cercato di edificare
anche una spiritualità amministrativa di stato.

Il fenomeno
dell’influenza fra culture e il loro moto di gerarchizzazione, in queste foto,
diventa sinonimo metropolitano di una densità disorganizzata. Linguaggi ai
nostri occhi familiari precludono la vista dell’India reale, dei suoi flussi e
dei suoi disordini, sintomi di una crescita senza meta, schemi di tante cellule
impazzite che sottendono agli scompensi odierni causati dalla globalizzazione.


Chandigarh, Bubaneswar
e Jamshedpur in questa mostra tornano a essere nomi difficili, eco di
scenografie urbane; esempi nascosti di una città non più riconoscibile. La
mostra, dunque, come suggerito nel breve testo introduttivo, non racconta
finzioni necessarie ma sopravvivenze mai unificate. Eccezioni sottoforma di
progetto, isole nate da angoli di
cemento armato e giungla.

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a Napoli

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mostra visitata il 17 novembre 2010


dal 17
novembre 2010 al 30 gennaio 2011

Alessandro
Cimmino

Nowhere Gallery

Via del Caravaggio, 14 (zona Parco Solari) – 20144 Milano

Orario: da martedì a sabato ore 15-19.30

Ingresso libero

Info: tel./fax +39 0245495916; info@nowhere-gallery.com; www.nowhere-gallery.com

[exibart]

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