Una mescolanza di umori e suggestioni che passano attraverso l’oceano tra Napoli, gli Stati Uniti e l’India. Un’arte fatta di bagagli, di nozioni, saperi, culture che Francesco Clemente (Napoli, 1952) ha trasportato nel suo lavoro. Personaggio di spicco delle stagioni della Transavanguardia di Achille Bonito Oliva, nomade per vocazione, ha trovato la sua fissa dimora a New York, nonostante non manchi di far ritorno nella sua terra d’origine.
In questa occasione, la galleria Paolo Curti & Anna Maria Gambuzzi & Co propone una retrospettiva. Una sorta di viaggio alla volta del passato, per una mostra che presenta un escursus di opere dal 1977 al 1990. Una rassegna di lavori eterogenei, accomunati dalla tecnica: sono quasi tutti disegni realizzati con la tecnica del pastello, la gouache e il carboncino. Uniche eccezioni, un olio su tela e un olio su tavola.
Sono presenti lavori realizzati alla fine degli anni ottanta, pastelli su carta dall’atmosfera tetra, in nero su bianco dal tratto sporco e polveroso che si fa quasi indecifrabile, come Discipline e Trophy rispettivamente del 1989 e 1990. La superficie delicata della carta è affollata di segni veloci, così il colore indaga la dicotomia maschile e il femminile nella serie di pastelli intitolata Maschio o Femmina (1977).
Ed è un estro, quello di Clemente, nutrito specialmente da diversi richiami e rimandi storici e culturali differenti. In questo senso è fortemente esemplificativa la serie di diciotto tavole Story of my country (1990) realizzate a china e gouache su carta, dal tratto talmente preciso da sembrare miniature. Si tratta di un’opera raffinata e fantastica che trasuda di devozione per quel mondo orientale cui l’artista si è avvicinato attraverso la sua esperienza a Madras. Ritroviamo anche Mappa della Nonsforza (1978) altra opera topos, gouache su carta dalla suggestione trascendentale dove un palmo di mano aperto, porta in punta di dita gli animali della foresta. E infine, come compimento della mostra, un esauriente catalogo edito da Silvana Editoriale, introdotto da un poetico scritto di Ettore Sottsass, compagno di viaggi e di gioventù dell’artista.
francesca tollardo
mostra visitata il 7 febbraio 2005
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