Disegni, schizzi, appunti di una carriera lunga più di vent’anni. Architetture che sembrano miraggi di un mondo a venire, possibile ma ancora lontano. Eppure non sono utopie, ma in buona parte progetti di edifici e interni già completati o in fase di realizzazione, come i grattacieli One e Two a Miami, la stazione metropolitana di Kröpcke ad Hannover o il Boscolo Palace a Budapest. Quello di Massimo Iosa Ghini (Bologna, 1959) è un percorso complesso. Comincia nella Bologna che rivoluziona il fumetto tra fine anni Settanta e inizio anni Ottanta e procede con la laurea in architettura a Firenze, l’attività di designer e soltanto più tardi quella di architetto. Eppure è un percorso coerente. Design e fumetto sembrano intersecarsi fin dall’inizio nelle avventure del suo Capitano Eduardo Alberto Sillavengo. Iosa Ghini ricorda come quest’esperienza si sia riflessa nel suo modo di interpretare il lavoro progettuale. L’immagine rimarrà per lui l’indiscutibile punto di partenza del progetto, lasciando in secondo piano le questioni materiali. La lezione sarà poi ribadita da Ettore Sottsass che lo chiamerà a partecipare al gruppo Memphis, nel rifiuto esplicito del primato della funzione sull’emozione e di quello del sistema produttivo sul progetto. La libertà di un’iconografia astratta darà a Iosa Ghini la possibilità di sviluppare uno stile originale, la cui coerenza si può riconoscere senza difficoltà anche in disegni lontani vent’anni. Le architetture, gli interni e gli oggetti di design vengono da lui concepiti attraverso sequenze di linee morbide, di curve sinuose, di superfici leggere dai colori caldi, sempre attente a sviluppare una tensione aerodinamica, come se da un momento all’altro dovessero alzarsi in volo e confrontarsi a grandi velocità con la resistenza del vento. Nei suoi disegni si percepisce la libertà dell’immagine, che appare tanto più piena quanto più i vincoli del mondo esterno sono messi tra parentesi e non considerati. Quando strutture imponenti si reggono su piedistalli palesemente troppo esili, quando da grattacieli e palazzi entrano ed escono le spirali ed i tentacoli di tubolari sopraelevate. Quando l’architettura si fa fantascienza.
Velocità, forma e tensione sono motivi chiave del bolidismo, movimento nato a Firenze nella prima metà degli anni ottanta e di cui Iosa Ghini è stato uno dei fondatori. Per quanto transitoria, quest’esperienza durata “il tempo di una foto” ha sicuramente influenzato l’attività dell’architetto bolognese, soprattutto per la riflessione su come la velocità immateriale della tecnologia e dell’informatizzazione possa generare la percezione della fluidità dello spazio. Le forme morbide e dinamiche delle architetture di Iosa Ghini danno origine a volumi fluidi in cui immergersi e farsi abbracciare, lasciandosi trasportare dalle onde di una corrente in continuo movimento. Per scoprire che nel futuro ci siamo già.
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www.iosaghini.it
stefano mazzoni
mostra visitata il 3 aprile 2007
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