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fino al 30.V.2010 | Dan Colen | Milano, Massimo De Carlo

di - 13 Aprile 2010

L’opera
di Dan Colen (Leonia, New
Jersey, 1979; vive a New York) è intrisa di riferimenti e suggestioni tratti
dalla cultura urbana. Lo si può agevolmente constatare fin dalle prime battute
della mostra: un’installazione, intitolata Oh Shit e costituita da una grande rampa da skateboard
ribaltata, occupa quasi del tutto lo spazio a disposizione, e un’apertura posta
su una sua estremitĂ  consente di vedere una parte di Moments like this never
last (No.2)
. Si tratta di un
quadro situato sul muro del lato opposto della sala e facente parte di una
nuova serie di opere, i “confetti paintings”, quadri astratti che richiamano coriandoli e
stelle filanti.
Nella
seconda sala, l’artista americano ci serve il suo Chocolate and Vanilla
Swirl
: un domino di tabelloni da
basket lasciati cadere uno sull’altro. Sulle pareti dialogano tra loro Let
my people go
, il banner di una
pubblicità internet, Follow the leader, la scritta “Karma” dipinta a olio come se si trattasse di
un’immagine sgranata, e Foreground/Background, la fotografia di un iPhone scheggiato con la
scritta “Poetry”.
Knock
Knock Jokes
, ventuno porte
recuperate dalla spazzatura di New York, formano una specie di separé che
taglia diagonalmente lo spazio della grande sala superiore, sulle cui pareti si
trova Word on the street, la
scritta “Karma” dipinta come se fosse un insegna luminosa, Doo – Wa – Diddy
Down Diddy – Do
e Oogum Boogum, due stampe con indumenti di lana colorata a
formare strisce orizzontali e verticali che danno vita a una sorta di
caleidoscopio, e Moments like this never last (No.3), un altro confetti painting.

Altri
due banner pubblicitari, Gospel Train e 40 days and 40 nights,
si fronteggiano nell’ultima sala e trovano un “antagonista” in Talk to the
hand
, un quadro nel quale due scie
luminose che paiono essere comete rinviano a una dimensione fantastica,
fiabesca e onirica: la libertĂ  e la fantasia si contrappongono al freddo
aspetto geometrico dei banner. Tuttavia, questo accostamento pare essere
troppo, per così dire, “facile”, e nemmeno molto coinvolgente.
Dan
Colen è stato spesso accostato alla Pop Art, fino a essere definito “un
figlio di Andy Warhol
”, per il suo
riferirsi alla cultura visiva della scena urbana. Tuttavia, in Colen non vi è
quella tensione manipolatoria dei mezzi della comunicazione di massa; l’artista
non utilizza la cultura di strada solo come un giacimento di immagini cui
attingere, ma si pone esplicitamente come uno dei suoi cantori. Alcune opere
risultano molto trascinanti, non solo per la loro dimensione ludico-spettacolare,
ma per il loro esser state pensate appositamente per lo spazio a cui sono
destinate, mentre in altre si indulge in accostamenti semplicistici.

La
mostra presenta comunque motivi di interesse, anche perché ogni lavoro, al di
là della sua efficacia, costituisce una pagina d’una sorta di diario di una
generazione di ragazzi newyorchesi che hanno vissuto i propri vent’anni negli
Anni Zero.

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mostra
visitata il 28 marzo 2010


dal 22 marzo al 30 aprile 2010
Dan Colen – Karma
Galleria Massimo De Carlo
Via Ventura, 5 (zona Ventura) – 20134 Milano
Orario: da martedì a sabato ore 11.30-14 e 14.30-19.30
Ingresso libero
Info: tel. +39 0270003987; fax +39 027492135; info@massimodecarlo.it; www.massimodecarlo.it

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