Lâopera
di Dan Colen (Leonia, New
Jersey, 1979; vive a New York) è intrisa di riferimenti e suggestioni tratti
dalla cultura urbana. Lo si può agevolmente constatare fin dalle prime battute
della mostra: unâinstallazione, intitolata Oh Shit e costituita da una grande rampa da skateboard
ribaltata, occupa quasi del tutto lo spazio a disposizione, e unâapertura posta
su una sua estremitĂ consente di vedere una parte di Moments like this never
last (No.2). Si tratta di un
quadro situato sul muro del lato opposto della sala e facente parte di una
nuova serie di opere, i âconfetti paintingsâ, quadri astratti che richiamano coriandoli e
stelle filanti.
Nella
seconda sala, lâartista americano ci serve il suo Chocolate and Vanilla
Swirl: un domino di tabelloni da
basket lasciati cadere uno sullâaltro. Sulle pareti dialogano tra loro Let
my people go, il banner di una
pubblicitĂ internet, Follow the leader, la scritta âKarmaâ dipinta a olio come se si trattasse di
unâimmagine sgranata, e Foreground/Background, la fotografia di un iPhone scheggiato con la
scritta âPoetryâ.
Knock
Knock Jokes, ventuno porte
recuperate dalla spazzatura di New York, formano una specie di separĂŠ che
taglia diagonalmente lo spazio della grande sala superiore, sulle cui pareti si
trova Word on the street, la
scritta âKarmaâ dipinta come se fosse un insegna luminosa, Doo â Wa â Diddy
Down Diddy â Do e Oogum Boogum, due stampe con indumenti di lana colorata a
formare strisce orizzontali e verticali che danno vita a una sorta di
caleidoscopio, e Moments like this never last (No.3), un altro confetti painting.
Altri
due banner pubblicitari, Gospel Train e 40 days and 40 nights,
si fronteggiano nellâultima sala e trovano un âantagonistaâ in Talk to the
hand, un quadro nel quale due scie
luminose che paiono essere comete rinviano a una dimensione fantastica,
fiabesca e onirica: la libertĂ e la fantasia si contrappongono al freddo
aspetto geometrico dei banner. Tuttavia, questo accostamento pare essere
troppo, per cosĂŹ dire, âfacileâ, e nemmeno molto coinvolgente.
Dan
Colen è stato spesso accostato alla Pop Art, fino a essere definito âun
figlio di Andy Warholâ, per il suo
riferirsi alla cultura visiva della scena urbana. Tuttavia, in Colen non vi è
quella tensione manipolatoria dei mezzi della comunicazione di massa; lâartista
non utilizza la cultura di strada solo come un giacimento di immagini cui
attingere, ma si pone esplicitamente come uno dei suoi cantori. Alcune opere
risultano molto trascinanti, non solo per la loro dimensione ludico-spettacolare,
ma per il loro esser state pensate appositamente per lo spazio a cui sono
destinate, mentre in altre si indulge in accostamenti semplicistici.
La
mostra presenta comunque motivi di interesse, anche perchĂŠ ogni lavoro, al di
lĂ della sua efficacia, costituisce una pagina dâuna sorta di diario di una
generazione di ragazzi newyorchesi che hanno vissuto i propri ventâanni negli
Anni Zero.
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mostra
visitata il 28 marzo 2010
dal 22 marzo al 30 aprile 2010
Dan Colen â Karma
Galleria Massimo De Carlo
Via Ventura, 5 (zona Ventura) â 20134 Milano
Orario: da martedĂŹ a sabato ore 11.30-14 e 14.30-19.30
Ingresso libero
Info: tel. +39 0270003987; fax +39 027492135; info@massimodecarlo.it; www.massimodecarlo.it
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