L’esposizione, ospitata nelle sale dell’Archivio di Stato e ideata dalla Galleria Dante Vecchiato di Padova, presenta circa ottanta opere tra disegni, dipinti su carta, sculture, incisioni, mosaici e opere su vetro di Riccardo Licata. L’artista scrive: “Cerco di dipingere la vita come se scrivessi il mio diario” e ci comunica le emozioni vissute, con quei “geroglifici” pittorici che rappresentano la sua cifra espressiva e la sua ricerca, sin dagli esordi.
Non a caso l’opera destinata ad accogliere i visitatori all’ingresso della sala espositiva si intitola “Libro 2000” ed è una grande scultura, a forma di libro aperto, realizzata in vetro, ferro e acciaio, che rappresenta la sintesi della ricerca condotta dal pittore piemontese.
Ispirato dai ritmi e dai tempi della musica, Licata crea il suo alfabeto negli anni Cinquanta, in coincidenza con gli avvenimenti che hanno segnato gli inizi della sua carriera artistica: nel 1957, l’artista vinse, infatti, una borsa di studio offerta dal Governo francese per la sperimentazione dell’incisione a colori e delle nuove tecniche espressive e, nello stesso anno, divenne assistente di Gino Severini all’Ecole d’Art Italienne de Paris.
Fedele all’Astrattismo e sostenitore del movimento Spazialista, la sua partecipazione ai fervori dell’Arte Informale fu piuttosto fugace: la sua ricerca era volta puramente allo studio della forma, del segno e del colore, collegandosi all’opera dei suoi contemporanei: Turcato, Accardi e Consagra. Di quegli anni sono esposte, in realtà, poche opere, tra cui una “Composizione” del 1961. La mostra è, in effetti, dedicata all’ultima produzione di Licata, composta in maggioranza da dipinti ad olio su tela e dalle notevoli sculture, realizzate utilizzando svariati materiali. Tra quelle più suggestive, citiamo “Languor”, in marmo rosso Laguna, “Zelus” in marmo Bardiglio imperiale, e “Liquefazio”, in marmo rosa del Portogallo, tutte realizzate nel 1998.
L’allestimento generalmente risulta adeguato, anche se in qualche caso le opere avrebbero meritato più respiro.
Il catalogo della mostra contiene gli scritti del curatore Giovanni Granzotto, quelli dello stesso Riccardo Licata e, tra gli altri, un’ intervento del Direttore Generale del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Salvatore Italia, che sottolinea l’importanza assunta dall’evento considerando che solo recentemente le sedi degli Archivi di Stato si sono trasformati in luoghi dedicati all’arte contemporanea.
Le precedenti realizzazioni dell’artista piemontese, trasferitosi a Venezia e successivamente a Parigi, sono presenti nei musei di diverse città europee e americane, tra cui New York, dove, in una mostra prevista per il 2004, gli arazzi realizzati da Licata affiancheranno le opere di Afro e Mastroianni al Guggenheim Museum of Modern Art.
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Giusy Checola
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appena conosciuto l'esistenza di questa esposizione ben presentata da exibart "corrrro" a Milano per rivedere le opere del mio amico Licata professore a Parigi del mio pupillo George Nadra
nadragios@aol.com
e prossima grande rivelazione dell'arte
attuale
dachi'
dachi@antidollar.org