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fino al 30.XI.2007 | Marzia Migliora | Milano, Lia Rumma

di - 17 Ottobre 2007
Bianca è un’apparizione liquida, epifania elettronica spalancata su una parete. Se ne sta in piedi tutto il tempo, immobile, serrata in un candido tailleur; in mano un bouquet di rose, bianche anche quelle. Il vuoto di fronte non si lascia decifrare: è lo sguardo del pubblico, l’occhio della cinepresa, un desiderio sospeso, una fine che incombe. A indossare i panni di Bianca è l‘artista Marzia Migliora (Alessandria, 1972; vive a Torino), ospite dalla milanese Lia Rumma col suo nuovo progetto Bianca e il suo Contrario.
Migliora tesse il racconto infinitesimale di una presenza pura, algida sposa dal sapore letterario. Il film -proiettato a grandezza naturale, per aumentare l’inganno della messa in scena- descrive una condizione di attesa, quello stare sulla soglia che precede ogni rito di passaggio, ogni iniziazione. Nessuna parola sul set, nell’aria risuona soltanto uno struggente canto corale interpretato dalla compagnia del Balletto Civile. La minaccia però è dietro l’angolo, come l’abisso che si apre sul ciglio di ogni passione. Il tempo, nel suo ostinato progetto di consunzione, mortifica e vivifica corpi, luoghi, eventi. Si tinge di nero la silhouette di Bianca, divenuta contenitore instabile. Un liquido scuro filtra attraverso l’immagine, il bianco si apre al suo contrario, quasi che l’energia del trapasso divenisse contagio o nutrimento. Impossibile non scorgere nella metastasi cromatica l’evocazione simbolica di una Morte che, insidiando Eros, inchioda alla cancellazione. Di tutto quel bianco, dopo tre minuti di inquadratura fissa, non resta più nulla.
Dal film parte una linea diritta su cui si srotolano, nella geometria assiale di uno spazio austero, le altre due installazioni. Distesi sul pavimento si sfiorano, in un abbraccio funebre, i calchi in ceramica dei due scheletri d’età neolitica recentemente rinvenuti a Mantova. Fedele la posizione dei corpi, la stessa del ritrovamento, qua riproposta come simbolo dell’eterno foedus amoroso: gli arti sovrapposti e congiunti dichiarano quel senso d’infinita unione che annienta le barriere tra morte e vita. “La morte tornò a letto, si abbracciò all’uomo e, senza ben capire quel che le stava succedendo, lei, che non dormiva mai, sentì che il sonno le faceva calare dolcemente le palpebre. Il giorno seguente non morì nessuno”: il titolo dell’opera è un frammento di letteratura, infiltrazione poetica giunta dalle pagine de Le intermittenze della morte di José Saramago. I temi affrontati dallo scrittore portoghese -l’immortalità come sciagura, il terrore e la speranza della fine, la paura di varcare un confine geografico che restauri l’ordine perituro delle cose- trovano efficaci contrappunti visivi nell’installazione.

E torna, con insistenza, il concetto di “passaggio”. Sul soffitto della galleria campeggia un arco luminoso, oggetto ispirato alle tradizionali luminarie impiegate come decori urbani per le feste. Incorniciata da motivi floreali, la scritta everyman riporta all’ultimo romanzo di Philip Roth, affondo narrativo tra vicende di morte, vecchiaia, decadimento umano. Nell’immagine della “soglia” si condensa così l’idea di trapasso come necessario destino dell’umanità.
Un progetto rigoroso per l’artista piemontese, capace di restituire con la consueta intensità emotiva il mistero di una imprescindibile condizione esistenziale.

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dal 21 settembre al 30 novembre 2007
Marzia Migliora – Bianca e il suo Contrario
Galleria Lia Rumma
Via Solferino, 44 (zona Moscova) – 20121 Milano
Orario: dal martedì al sabato ore 11-13 e 15-19
Ingresso libero
Info: tel. +39 0229000101; fax+39 0229003805; info@gallerialiarumma.it; www.gallerialiarumma.it
Si ringraziano per la collaborazione Michele Lucenti per il canto tratto da Corpo Sociale, cantato da Balletto Civile; Ilenia Corti e Matteo Mena che hanno ideato l’abito

[exibart]

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