La figura di Gio (Giovanni) Ponti incarna compiutamente l’ideale del vero architetto, inteso come l’ultimo degli umanisti, erede della concezione rinascimentale dell’arte; uomo dai mille interessi, grande sperimentatore e profondo intellettuale, Ponti divenne uno dei soggetti catalizzatori di tutta la scena culturale degli anni ’20 e ‘30 a Milano. Dunque l’omaggio che gli dedica la Biblioteca di Via Senato è il giusto riconoscimento per l’attività figurativa di un grande artista.
Milano divenne immediatamente il centro di sviluppo del Déco che ebbe proprio in Gio Ponti uno dei suoi massimi esponenti.
La serie dei vasi in maiolica dedicate alle Donzelle che Ponti eseguì intorno al 1924 sono una spettacolare “fotografia” della moda e dei gusti femminili di quegli anni uniti ad un’eleganza formale davvero unica. Ma è con la raffinata serie della Conversazione Classica del 1925 che l’estro di Ponti si rivela davvero innovativo e maturo: il linearismo oramai sterile dell’ultima stagione Liberty viene definitivamente abbandonato per una poetica che richiama direttamente atmosfere classiche. Le figure appaiono solide, voluminose e la mano dell’architetto è palese, soprattutto nella composizione dell’insieme.
Questo approdo ad un diverso linguaggio è testimoniato anche dalla famiglia di maioliche e porcellane denominata La Venatoria del 1928. La serie è, per la prima volta, pensata non come famiglia di pezzi unici bensì come oggetti di uso comune, quotidiano: è grandissimo artigianato che richiama, nella concezione globale dell’operazione, le Arts and Crafts inglesi della seconda metà dell’Ottocento.
Un altro aspetto della grande creatività di Gio Ponti risiede nella sua attività di disegnatore e creatore di mobili. In questo specifico campo l’essere architetto lo aiuta fortemente, facilitandolo nella difficile operazione di coniugare il bello con il funzionale.
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