“Lolita, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi. Mio peccato, anima mia…”, scriveva Vladimir Nabokov nell’incipit del suo romanzo più famoso. Ma chi era Lolita? Una quattordicenne con la malizia di un’adulta, una bambina acerba con la sensualità della maturità, un sogno proibito per Nabokov e una nuova icona pop-cinematografica per Kubrick. Tutto questo e molto altro ritorna nell’immaginario di Marco Grassi (Milano, 1966), da sempre attratto dalla sfera vagamente freudiana dell’erotismo ai suoi albori. Un erotismo giocattolo, il suo. Caramellato dall’uso del rosa-confetto, eppure altrettanto sfacciato, provocatorio, esplicito nel suo darsi allo spettatore. Nel piccolo spazio di Magrorocca, l’artista milanese propone una serie di lavori di piccolo formato (small, come i ritagli dell’inquadratura, come l’età delle protagoniste) realizzati su compensato, mantenendosi fedele alla sua impostazione precedente: scandagliare gli attimi rubati di una ragazzina che cresce e si scopre. Maliziosa, lasciva, accattivante. Difficilmente però l’immagine viene colta a figura intera. Si tratta sempre di dettagli, di strappi di immagine che invitano a ricreare il resto senza remore, di puntini di sospensione che alludono senza reticenza alcuna allo scandalo della scena. Molto spesso ad essere inquadrate sono le caviglie, da cui si sfilano mutandine maliziose. Mai i piedi non sono scalzi: sarebbero troppo innocenti. Piuttosto, indossano scarpe da donna, adulte e sensuali, eleganti e
barbara meneghel
mostra visitata il 10 febbraio 2006
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Mi spiace molto ma... all'accademia di brera si può trovare di molto meglio!!
Pittura scadente, scaduta per una retorica annoiante.
Non annoiateci più.
Blah! non è vero! è troppo figa questa pittura! sei tu che scadi!