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fino al 31.III.2011 | Happy Tech | Milano, Triennale Bovisa

di - 2 Marzo 2011
Ideata
e prodotta dalla Fondazione Marino Golinelli, Happy Tech è una mostra
che cerca di individuare i numerosi punti di congiunzione esistenti fra arte e
scienza. Per quanto, normalmente, si sia portati a considerare questi due
ambiti come radicalmente diversi, appare quasi banale notare che viceversa condividono
molteplici elementi. Innanzitutto l’attitudine alla ricerca, ma ancor di più l’incessante
volontà di formulare una visione del mondo, in grado non solo di spiegarci ciò
che esperiamo quotidianamente, ma anche di modificare il nostro approccio alla
realtà e alla vita, nella speranza di migliorarlo.

A
un certo punto sopraggiungono le differenze e le due strade divergono per
inseguire la traduzione soggettiva delle esperienze, l’una, la decodifica
razionale, l’altra. Ciononostante, arte e scienza rimangono territori che si
influenzano vicendevolmente dalla loro nascita (inutile dire che questo tempo
coincide anche con la nascita dell’uomo).

L’arte
pesca dall’universo scientifico e tecnologico in vari modi. E proprio questo
sembra essere uno degli aspetti che la mostra vuole esaminare più
dettagliatamente, presentando i lavori di 18 artisti internazionali che,
ciascuno a proprio modo, riflettono su tali tematiche.


Sono
presenti opere che adottano determinati strumenti per testarne l’elasticità e
farli sconfinare in territori imprevisti, come nel caso di Nam June Paik,
lavori come Macchina aritmica di Bruno
Munari
che indagano la linea
sottile tra ordine e caos, o come Macchina che respira di Piero Fogliati,
in cui si cerca nella tecnica una dimensione empatica e antropomorfa.

Ci
sono artisti che abbracciano specifiche tecnologie per sviluppare una
riflessione sulle realtà “altre”, sia quella virtuale rivisitata da Cao Fei attraverso
la piattaforma Second Life, o
piuttosto l’affascinante e irraggiungibile dimensione dell’universo proposta da
Thomas Ruff, con immagini di Saturno scattate direttamente dalla Nasa.

Non
mancano poi lavori che articolano in maniera più diretta una critica alla
supposta alienazione causata dalla tecnica, come Ipnoinducente di Thorsten Kirchhoff o
Aujourd’hui di Pipilotti Rist.


Le
opere di Bill Viola e Alfredo Jaar, anche se con mezzi e finalità molto diverse, danno
invece voce a una condizione pre-moderna, caratterizzata dai riti di passaggio
(nel caso di Viola) o dal lavoro schiavista condotto senza ausilio di
macchinari in grado di alleviare la fatica (Jaar). Infine, troviamo artisti che
analizzano le sfaccettature della realtà con spirito oggettivo e
documentaristico, come Candida Höfer e Armin Linke, o quelli che giocano invece sull’ironia e la vena
ludica, come Tom Sachs.

Una
mostra eterogenea e ben articolata, quindi, che non inciampa in prese di
posizione retoriche né impone una sola visione delle cose. L’unico rischio che
corre, semmai, è quello di puntare un po’ troppo sulla vena didascalica,
indubbiamente utile anche in vista di un pubblico più ampio, ma a tratti
intrusiva e limitante nella fruizione delle opere.

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Perrella

Triennale Bovisa

Via Lambruschini, 31 (zona Bovisa) – 20156 Milano

Orario: da martedì a domenica ore 11-21; giovedì ore 11-23

Ingresso libero

Info: tel. +39 02724341; biglietteria.bovisa@triennale.it;
www.triennalebovisa.it

[exibart]

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