La fine del click coincide col pensiero. È questo che Helmut Newton (Berlino 1920 – Los Angeles 2004) fa dire alla fotografia. Nei suoi lavori lo sguardo cade istantaneo, ma continuo. Il moto corneo di chi li osserva spinge, forza il reale ad aprirsi, a schiudersi, come durante un atto d’amore, con una torsione fisica tanto avvolgente quanto improvvisa. Ad osservare ogni scatto, sembra che soltanto in questo modo, aldilà dei colori, dei ripensamenti e delle ore passate su un set, solo così si possa scoprire la visione di chi ha dovuto fomentare, a sua volta, visioni. Visioni nascoste di un grande fotografo. Vedute che non riescono a scomparire davanti al talento, davanti alla curiosità oltre l’obiettivo. Per questo motivo sono stati scelti i toni del bianco e del nero, per assemblare un album che prima d’essere stato raccolto a Palazzo Reale, arriva da una vita di viaggi.
Aldilà delle produzioni patinate per la moda e la pubblicità, sono stati esposte, infatti, lucide vedute di paesaggi. Sono scatti che, oltre ad essere inediti, sono inattesi, come non meditati. Sono ritratti quasi istantanei di strade in viaggio, marine di città, scorci obliqui di palazzi e ombre dall’alto di viaggi aerei. L’intimità
Il fotografo berlinese, scomparso alla fine del 2004 in seguito ad un incidente stradale, attraverso questa raccolta, guida lo sguardo alla ricerca della scoperta. Per Newton nessun momento sembra sostituibile con i secondi che fanno decidere lo scatto. Solo la fotografia riesce a ripagare l’attesa e la raccolta di questi istanti. Grazie alle immagini dei suoi landscapes, ogni paesaggio del quotidiano diventa la molla per far scattare l’impulso scopico del voyeur. La provocazione è in ogni dove. Anche nella tranquillità, in scalini che aspettano l’onda sugli scogli, in una finestra aperta sulla strada, o in un paio di piedi nudi posati su un ritratto.
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sono sconvolto dalla bellezza di questa mostra...dal valore pittorico di queste foto e dalla loro carica comunicativa... nonchè dalla semplicità "dell'uomo" Helmut. Non perdetela per niente al mondo.
Dopo quella di La Chapelle a Napoli e quella passata su Mappletorphe a torino in questo momento gli artisti italiani dovrebbero avere le idee chiare su cosa sia "la fotografia contemporanea"...molti dei nostri giovani fotografi e delle nostre giovani fotografe...prima di fare una mostra potrebbero anche meditare e sedimentare di più la loro ricerca... buon lavoro