Dopo svariate partecipazioni
extraitaliane, questa personale sembra incastonarsi come una gemma nella Milano
delle ultime settimane: le donne prendono parte a manifestazioni pubbliche
significative, i primi coriandoli invadono i marciapiedi, e Burlesque i grandi schermi. E l’attuale
mostra allo Studio Cannaviello è così, femmina e carnevalesca.
Domina la legge dello schiamazzo,
i colori sconvolgono, il filo del discorso si smarrisce. In tutte le
calcografie il corpo femminile, spesso doppio, occupa prepotente lo spazio
offerto, come una teatrante che abita tutto il suo palco. È una donna che non
esibisce mai il suo volto con sincerità, sotterrato da ciuffi di capelli o
pesantemente incorniciato, quando non velato da un tessuto. I connotati del
viso, poi, sempre celati o enfatizzati, e nell’enfasi comunque tanto carichi da
risultare irriconoscibili.
segni, brevi momenti di colore e le innumerevoli applicazioni definiscono le
figure. Perché protagonista dei lavori è la donna, ma protagonista della donna
è l’accessorio. Ne è il divoratore, la pozione magica che consente di accedere
al regno della visibilità, e dopo a quello dell’accettazione, del
riconoscimento sociale.
Un magenta tutt’altro che
timido si materializza in Doggy bag:
una donna dalla faccia totalmente coperta è china su un cane-borsa, così
parente alle bestiole rigorosamente di razza che zampettano davanti alle
vetrine meneghine, al guinzaglio degli affezionati bauscia. Anche la croce ricorre spesso nei lavori, come in DJ Set: croci al centro dell’immagine,
croci sulle mani e dietro le ginocchia, come a dover ricordare la costanza di
un conflitto.
Nell’installazione delle
gemelle, forse inquietanti quanto le kubrickiane di Shining, i capelli dei soggetti cambiano colore a ogni stampa. Le
siamesi sono cucite fra loro sempre in maniera diversa: ora una pila di palloni
da rugby, ora quello che sembrerebbe un grande cuore umano. Inamovibili e
placide gemelle, anche quando l’inguine è sostituito dalle bocche spalancate,
con fauci in bella vista, di due squali, o un filo spaghettiforme attraversa le
loro mani e le labbra, la coppia mantiene la stessa sobria espressione.
Le sbavature, le vesti, la
biancheria appesantiscono questi corpi dalla carne indifesa e invisibile, ma
provocante; corpi arginati, trattenuti come dentro contenitori, come energia
che non può dilatarsi e si riversa sull’inanimato, scoppia nelle sue trame
piatte. Quella stessa energia che abbandona la vita così banalmente.
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mostra visitata il 5 febbraio
2011
dal 19 gennaio al 5 marzo 2011
Elena Monzo – Forever blowing bubbles
Studio d’Arte Cannaviello
Via Stoppani, 15 (zona Porta Venezia) – 20129 Milano
Orario: da martedì a sabato ore 10.30-19.30
Ingresso libero
Info: tel. +39 0220240428; fax +39 0220404645; info@cannaviello.net; www.cannaviello.net
[exibart]
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