Anne Chu (New York, 1959) negli Stati Uniti, dove vive e lavora, è considerata un’artista dal talento poliedrico, difficile da incasellare. La pittrice e scultrice americana lavora da anni estrapolando segni archetipici da elementi figurativi. La Chu è nota anche per le sperimentazioni di nuovi materiali che lei stessa mette a punto per creare differenti tensioni e resistenze plastiche, attività questa portata avanti su diversi supporti e impianti espressivi.
Chu ha origini cinesi, fattore che, naturale, si riversa con sapienza cromosomica nei monotipi e nelle sculture che crea, innestando una quiete dimenticata nei soggetti ripresi. Un abbandono che sembra essere stato intrecciato per millenni, ancestrale. Un silenzio preparato a tratti da un’esistenza pregressa dell’artista. Non a caso i soggetti che predilige e i supporti che usa si rifanno alla tradizione dell’hortus conclusus cinese e alla complicata natura di quei lussureggianti giardini arabi coltivati per preparare alla meditazione e alla contemplazione.
In questa personale milanese, l’artista presenta, in contemporanea con la galleria Donald Young di Chicago, una serie di sculture di terracotta e una ventina di monotipi. Questi ultimi sono lavori impressi su spessa carta cinese che vengono stampati da lastre uniche, non incise al momento della preparazione. Lastre che poi vengono dipinte e decorate da inchiostri e acquerelli al momento della messa in opera definitiva dell’impianto pittorico.
L’entrée visiva, la chiave di lettura di queste opere, parte dagli sfondi. Ogni piano pittorico si spande delicato, perché la gamma coloristica non si allontana mai dalla tonalità dei bronzi e dei verdi zinco. Colori metallici che conferiscono, data la tecnica di stesura, trasparenza e leggerezza alla composizione dei dipinti. All’interno di giochi labirintici e di continui nidi aggrovigliati delle linee si inseriscono volatili di ogni tipo. La Chu dipinge con precisione millimetrica ogni dettaglio del piumaggio senza trascurare le pose rigide degli animali, che fuori dalla libertà del volo sembrano cadere e spargersi sullo spesso supporto cartaceo.
Altri esemplari tratti dal mondo dell’ornitologia si riappropriano della terza dimensione come sculture tessili. L’artista utilizza un sistema computerizzato di ricamo che distribuisce infiniti fili di cotone in maniera disomogenea e precisa, fili applicati e cuciti direttamente sui panni che assemblano i volatili. La coloritura del piumaggio sembra finire oltre la resa figurativa della scultura tessile. Ed ogni punto inferto al panno scuro diventa un’iridescenza che colora come un paesaggio il manto di questi inquietanti volatili, né mai morti, né mai vissuti.
In mostra anche sculture fittili. Ognuna di queste gabbie di terracotta e carta sembra calata dall’alto. L’artista plasma queste ragnatele nere che ricordano la manifestazione volumetrica delle montagne e le forme senza tempo degli elementi naturali. Un ennesimo esempio di come la capacità artigianale di portare confidenza alla materia porti l’arte al di là del tempo e dei registri culturali che attraversa.
ginevra bria
mostra visitata il 15 marzo 2007
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