La Galleria d’arte moderna e contemporanea di Roma ha una collezione di oltre 4000 pezzi: un centinaio sono esposti a Gallarate per una mostra che illustra la varietà di forme e contenuti dell’arte italiana nella prima metà del Novecento; con un’attenzione particolare alla vita artistica romana. Busto di Signora un bronzo – splendido – di Auguste Rodin è l’unica opera di un artista straniero (donata da Rodin in persona al Comune di Roma).
Le opere datano dalla fine dell’800 agli anni ‘50 del secolo scorso e testimoniano le tendenze più varie: divisionismo, aeropittura, il recupero dell’armonia compositiva di matrice classica.
Il progetto è ambizioso e il rischio è semmai di disorientare un po’ lo spettatore, anche perché le scelte curatoriali hanno optato per un percorso non cronologico, ma suddiviso per nuclei tematici. Così l’atmosfera decadente di Frigidarium (1882) di Alessandro Pigna, una scena di genere (non molto accattivante) in un ambiente che evoca le terme di Roma antica, si trova nella stessa sezione di Cocainomane (1922) di Tato, simbolo di un disagio esistenziale che si esprime con tinte forti e figure ispirate all’arte primitiva.
Un percorso attraverso più di mezzo secolo di ricerche artistiche con una netta prevalenza di opere figurative rispetto a forme espressive astratte. Non tutti capolavori, ma molte opere interessanti. Il Dubbio di Giacomo Balla, immagine copertina della mostra, ha un efficace taglio fotografico ed un contrasto cromatico chiaro/scuro che evoca il bianco e nero della fotografia. Il dialogo con la fotografia è uno dei temi con cui si confrontarono gli artisti agli inizi del secolo scorso, nei ritratti come nei paesaggi.
Mosaico di idee contrastanti, il primo novecento vede artisti ossessionati dall’idea del movimento e opere che celebrano la quiete e la staticità. L’aeropittura di Tato con i paesaggi urbani inquadrati dall’alto, come da un aereo che stia decollando: immagini oblique di strade ed edifici che “superano le prospettive terrestri” (Sensazione di volo 3° tempo). Di contro, l’atmosfera rarefatta e silente, i tenui colori pastello di Natura Morta di Giorgio Morandi e Paese di Ottone Rosai, paesaggio immobile e senza tempo.
Una diversa immobilità è quella di opere come Susanna di Felice Casorati o Giovani in riva al mare di Franco Gentilini. Sono gli anni del “ritorno all’ordine” tra le due guerre (a Milano intorno a Margherita Sarfatti si raccoglievano gli artisti di Novecento), si ripensano le opere dei grandi maestri del passato da Piero della
Le tecniche sono le più diverse, ci sono opere divisioniste ed opere in cui il colore è steso in ampie campiture; una citazione a parte per Polenta a fuoco duro di Fortunato Depero, l’interno di una cucina che affascina per il contrasto tra i colori – due soli, nero e ocra, freddi e metallici – e le forme arrotondate quasi “tubiste”.
Non potevano mancare i gladiatori di Giorgio de Chirico (Combattimento di gladiatori) né la Partita di calcio di Carlo Carrà, “manifesto di un’epoca, oltre che saggio pittorico”.
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