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Fino al 6.I.2001 | “Presepi dal Mondo” | Como, Museo Paolo Giovio

di - 19 Dicembre 2000

All’interno del Museo Giovio è stata allestita una mostra di presepi provenienti da ogni parte del mondo. Si tratta di 120 natività che rappresentano in maniera diretta e sintetica l’anima e le tradizioni dei popoli dai quali provengono. Non mancano pezzi di estrema maestria artigianale, ma il più delle volte rimaniamo stupiti dalla fantasia con cui, anche gli oggetti più inaspettati, possono divenire luogo privilegiato per lo sviluppo di un piccolo presepe. E tale è l’intenzione della mostra: riavvicinare il pubblico all’antico significato delle natività. Simbolo di una volontà di creare, con le proprie mani e la propria fede, la rappresentazione di uno dei momenti di maggiore importanza per i cristiani.
I materiali usati sono fra i più disparati: dal legno al pane, dal gesso alle foglie o alla più “tradizionale” porcellana. Ma troviamo anche cartapesta, piume, avorio, bronzo e cristallo. Veniamo accolti da un presepe peruviano, inserito in una sorta di bacheca richiudibile, e ci travolge con i suoi colori squillanti. In pasta di gesso e sale, suddiviso in cinque fasce orizzontali, ben rappresenta lo spirito di un popolo festante. Nella miriade di personaggi – venditori di cappelli e di tessuti, contadini e immancabili piante di cactus – è quasi difficile individuare la scena della natività. Da Cracovia, Polonia, arriva un curioso presepe realizzato in carta stagnola. Le figure sono quasi irriconoscibili, ma l’opera è accattivante: sia per le strutture architettoniche rappresentate, che ricordano paesaggi orientali, sia per la forza del colore. La carta stagnola è lucida, cangiante, e qui viene usata nei colori del rosso, verde e oro. Un presepe in terracotta proveniente da Napoli cattura la nostra attenzione per gli sguardi che paiono scambiarsi Maria e Giuseppe: si parlano quasi, fissandosi negli occhi. Attorno è un tripudio di decorazioni dal gusto barocco, con angeli e brocche fra i fregi della grotta. Ci colpisce, per l’originalità della postura di Maria, un bel presepe realizzato da una comunità monastica dei Pirenei. La Vergine è rappresentata distesa su un fianco, addormentata. Giuseppe e i Magi, attentissimi, vegliano il sonno della donna e di suo figlio. I presepi africani si discostano molto da quelli latino-americani, perché pervasi da un’aura di religiosità e misticismo. Le figure, snelle e allungate, ci paiono serie e assorte. L’uso di legni cupi e scuri, come il legno di Jaracanda o il legno d’ebano, favorisce questa solennità. Altra caratteristica comune ai presepi africani è la monocromaticità. Il presepe ki-kuiu dal Burkina Faso, realizzato in umili foglie di banano, gioca tutto il suo fascino sui colori della natura: dall’ocra chiaro al bruciato. Un baobab e capanne cilindriche incorniciano la composizione. Al contrario, come non sorridere di fronte al presepe colombiano? Con carta e legno, l’atmosfera creata è quella di una festa, con Giuseppe che sfoggia lunghi baffi neri, un sombrero e assiste alla nascita del figlio suonando la chitarra. Oppure “il presepe della Primavera”, sempre dalla Colombia, è un rigoglio di alberi in fiore, svolazzare di colombe bianche e personaggi in festa. La capanna è addobbata con fiori che formano ghirlande multicolore. In mostra un presepe eschimese, l’unico nel quale Gesù è rappresentato come un piccolo bimbo di circa 2/3 anni, e un presepe russo da viaggio: in bronzo e smalto, è richiudibile. Formato da quattro battenti finemente decorati, sui quali è narrata per immagini la vita di Cristo.

E poi un presepe costruito in una scatola di fiammiferi, un altro realizzato in gusci d’uovo di terracotta e molti altri nei quali i materiali più strani sono stati trasformati in scene solenni. Non mancano, ovviamente, presepi provenienti dall’oriente. Ci piacerebbe chiudere con i due presepi a nostro avviso più importanti. Il primo, è una scultura in legno di lagka e arriva dalle Filippine. Narra la leggenda che il piccolo Gesù sia arrivato a bordo di una slitta trascinata da un carabao. Quest’animale, un bovino dalle lunghe corna, è colto nello sforzo del tiro e sul suo dorso vediamo un bambino addormentato (le donne del luogo, data la mitezza della bestia, adagiano i loro piccoli sui carabao e pare che il loro moto oscillante li faccia addormentare). Più dietro, una slitta, con il piccolo Gesù dormiente. L’altro presepe, di rilevanza storica e posto alla fine del percorso espositivo, è un presepe napoletano del XVIII secolo. Restaurato nel 1999, è di proprietà del Museo. Le figure sono state poste su tre livelli. I personaggi sono minuziosamente abbigliati con stoffe pregiate. In basso, le personalità influenti: da un probabile Magio ad un soldato. Al livello superiore, la Sacra Famiglia. Maria è avvolta da un ampio mantello azzurro pallido e insieme a Giuseppe veglia sulla piccolissima statuina del bambino. Delicati, eterei e rapiti dal mistero della natività.

Stefania Caccavo


Dal 3 dicembre 2000 al 6 gennaio 2001.
PRESEPI DAL MONDO
Como, Museo Paolo Giovio, Piazza Medaglie d’Oro 1, tel. 031-271343
Orario. Dal martedì al sabato: 9.30-12.30/14.00-17.00.Domenica: 15.00/18.00. 24, 31 dicembre e 6 gennaio: 10.00-13.00. Chiuso il lunedì.
Ingresso: £ 4.000, £ 2.500 anziani (più di 65 anni), £ 2.000 studenti, £ 2.500 soci Touring Club, gratis scolaresche
E’ acquistabile, solo durante la mostra, una raccolta di immagini, a schede movibili, dei presepi esposti. Testi di Mons. Maggiolini, Don Pellegrino e Antonella Marota. Prezzo della raccolta: £ 15.000




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