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Fino al 6.II.2015 | Fernando De Filippi, La rivoluzione privata II | Fondazione Mudima, Milano

di - 29 Gennaio 2015
Nelle grandi sale della Fondazione Mudima di Milano si alternano i momenti esemplari di un percorso specifico, quello relativo agli anni Settanta di un artista nomade e multiforme come Fernando De Filippi. Leccese classe 1940, dopo gli studi all’istituto d’arte della sua città, si trasferisce a Milano. Siamo nel 1959 e da quell’anno avvia un percorso complesso, non solo come artista, se consideriamo che è stato a lungo docente all’Accademia di Brera, che poi ha diretto. Dall’azione al video, dalla fotografia alla pittura, all’installazione: gettando uno sguardo sulla sua carriera – dagli anni Sessanta a oggi – il suo lavoro appare in una dimensione mutevole, rinnovata da continue riflessioni di carattere antropologico e sociale. Proprio sul finire dei Sessanta e per tutti gli anni Settanta, il suo lavoro ha un momento di particolare vivacità, anche per i temi della stretta attualità trattati, che entrano pienamente nel dibattito culturale dell’epoca con una certa presa di coscienza e partecipazione. Ma partiamo dal titolo: perché “La rivoluzione privata II”? Questo titolo fa riferimento a un volume di quarant’anni fa pubblicato con l’editore Giampaolo Prearo dallo stesso artista con Enrico Crispolti e di quel libro ne è la continuità anche la pubblicazione presentata in occasione della mostra curata da Angela Madesani.
Un ciclo dedicato a Lenin – con ritratti della sua vita privata – apre i primissimi anni Settanta: lo statista è un’icona riconosciuta e riconoscibile, così De Filippi la preleva e la ripropone con una pittura raffinata su grandi tele, fino all’epilogo del ciclo: il lenzuolo di oltre cinque metri per sei che dipinge in lunghe ed estenuanti settimane nel suo studio milanese dell’epoca assieme ad alcuni collaboratori. L’interesse per questo personaggio sfocia nel 1974 in un progetto memorabile, Sostituzione, un video che in tempi recenti ha registrato una nuova fortuna in diverse rassegne, tra cui la bella mostra sul corpo nell’arte curata da Angela Madesani al Pecci di Milano qualche anno fa. In un lento processo di trasformazione, all’interno del video De Filippi assume le sembianze di Lenin, all’insegna di una metamorfosi sorprendente che annulla i confini del tempo e della percezione. Ma il percorso – parallelo tra la mostra e il libro – prosegue e dopo le grandi Trascrizioni (in cui De Filippi ripropone alcuni scritti teorici del suo personaggio su grandi fogli posizionati a parete) si approda al Mare, un altro ciclo, stavolta fotografico, in cui sono ritratte una serie di lettera di sabbia che riproducono delle specifiche frasi sull’arte trascritte dall’artista sul bagnasciuga di un litorale francese. Tra questi: “La forma è un contenuto fattosi forma”; “Arte come critica dell’arte” ed ancora “Art is ideology”, all’insegna di un approccio tautologico e riflessivo da interpretare a maglie larghe. L’interesse per le potenzialità formali e prima di tutto contenutistiche della parola, sulle sue medesime funzioni comunicative, lo spingono a proseguire: nascono così le affissioni, un ciclo di slogan che affigge in diverse città europee e non solo. Anche in questo caso le fonti sono gli evergreen della letteratura politica dell’epoca e l’arte è ancora una volta un messaggio che veicola partecipazione, consapevolezza e riscatto culturale: “Art is ideology”; “Arte è ideologia” ed ancora “Arte come partecipazione”, come recita un intervento concepito con il supporto di Daniel Buren. Il merito di questo progetto espositivo milanese, fortemente voluto da Gino Di Maggio – come emerge dal testo introduttivo al volume, che presenta una testimonianza di Prearo e una lunga e articolata intervista di Angela Madesani all’artista, dedicata a una vera e propria ricognizione di quel percorso – è proprio nella sua natura di ricognizione su un periodo lontano ma decisamente attuale sotto il profilo dei linguaggi adottati e delle pratiche di partecipazione e condivisione, fuori dai luoghi dell’arte e del suo sistema. Una ricerca indirizzata a riscontrare le radici primarie della pratica artistica stessa, attraverso un uso disinvolto di tecniche e materiali, contesti e livelli di lettura, che poi l’artista accantonerà successivamente quando sul finire dei Settanta iniziò a guardare al Mediterraneo, al mito e alla sua storia, intuendo perentoriamente la fine delle avanguardie e un lento e meditato ritorno alla pittura e alle sue regole, che egli continua a praticare tenendo bene a mente alcuni temi specifici.
Lorenzo Madaro
mostra visitata l’8 gennaio 2015
Dall’8 gennaio al 6 febbraio 2015
Fernando De Filippi. La rivoluzione privata II, a cura di Angela Madesani
Milano, Fondazione Mudima
Via Tadino 26
Orari: lunedì – venerdì 11-13 / 13-19.30
Catalogo: Giampaolo Prearo Editore
Info: 02.29.40.96.33

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