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fino al 6.III.2010 | Jürgen Drescher | Milano, Suzy Shammah

di - 17 Febbraio 2010
Jürgen Drescher (Karlsruhe, 1955; vive a Berlino)
è lo specchio di quel che crea. Quando gli si parla, risulta un artista dal
carattere sorprendentemente meditativo e gentile. Ogni volta che lo si
incontra, sempre disponibile a qualsiasi spiegazione, Drescher lascia intendere
che la sua affabilità possa comunque essere forzata. Senza che, in nessun modo,
alcuna sorta d’imprecisione ne possa scalfire solidità e consistenza.
Questo dato è immancabile, a
prescindere dal fatto che il discorso si concentri sui progetti degli ultimi
anni, sulla sua completa esperienza o sulle opere che l’artista ha attorno al
momento. Anche questo secondo dato, infatti, è una costante: i lavori esposti
sembrano sempre far ritorno alle sue mani. Sculture e/o pitture paiono
(cor)rispondergli perfettamente, proprio come le parole che dice, generatrici
di limite, di bilico regolatore fra l’esterno e l’interno di Jürgen Drescher.
Sotto la guida di questo
ragionamento non pare corretto, perché forse troppo semplice, scrivere che i
lavori esposti siano solo presenze fatte. Quello che si vede in mostra – in tutto una decina
di lavori di medie e grosse dimensioni – infatti non sono solo spessori formali
creati per rimanere in galleria; oggetti posti a organizzare la seconda personale di
Drescher, a pochi centimetri di distanza gli uni dagli altri. Crediamo che da
questa mostra si possano trarre molteplici, delicate prospettive per una nuova positività
della materia.

In questi ultimi lavori”, accenna Drescher passeggiando
lentamente davanti a Curtain I, II e III, ho lavorato impasti di resine e fogli di alluminio come si
comporta un semplice sensitivo. Mi sono solo divertito a essere lì. Lì mentre
dallo stampo emergevano colori imprevisti, sfumature che non avevo mai usato e
idee che, soprattutto con i ‘Casted Painting’ e le loro tele di alluminio,
risultavano essere libere in quanto tali. Questa volta
”, conclude Drescher, gli oggetti a me familiari
come le coperte o le tende, e le loro pieghe
, hanno deciso di scegliere d’essere quello che
io avevo visto in loro
.
Inutile notare dunque che, in
questa seconda personale, organizzata a distanza di oltre un anno, Drescher si
astragga rispetto a quel che ci aveva abituati a vedere. L’artista infatti è
maggiormente attratto dall’amalgama della materia e in apparenza più disposto a
utilizzare ogni forma della sua imprevedibilità.

Non a caso, infatti, in
galleria emerge il colore dei calchi, impartiti da precedenti modelli di
polistirolo. È così che analogie di tende in tessuto sottile e fibre di vetro
rosso, verde o grigio disturbano la superficie dei lavori. Qui i richiami vaghi
di una pittura che svanisce diventano segni forti, formule che fanno nettamente
spazio al loro supporto, come vero soggetto intransigente di qualsiasi fondato discorso
sull’opera d’arte.

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La
mostra del 2008

ginevra bria
mostra visitata il 4 febbraio 2010


dal 4 febbraio al 6 marzo 2010
Jürgen Drescher
Galleria Suzy Shammah
Via San Fermo / via Moscova, 25 (zona Moscova) – 20121 Milano
Orario: da martedì a sabato ore 12-19.30
Ingresso libero
Info: tel. +39 0229061697; fax +39 0289059835; info@suzyshammah.com; www.suzyshammah.com

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