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fino al 6.III.2010 | Michele Bazzana | Brescia, Fabio Paris

di - 9 Febbraio 2010
“La Bellezza arresta il moto”, scrive più volte Tommaso
d’Aquino nella Summa Theologiae. Per quanto riguarda gli ultimi lavori di Michele
Bazzana
(San Vito al Tagliamento, Pordenone, 1979; vive a Codroipo, Udine) esiste un’altra energia
stabilizzatrice, una carica di pari portata, che a sua volta domina la
bellezza, ipostatizzandola: si tratta del nulla.
Con Cross 20, personale bresciana, è d’obbligo
scrivere che è la formula ingegnosa del vuoto a far chinare l’energico capo al
movimento. L’esistenza fisica (composta da equilibri, balzi, scatti, salti,
ritorni, deterioramenti e flessioni) è per Bazzana materia di un alcunchÊ, impasto di particelle instabili
legate dal fatto che non si completano mai, rimanendo equilibri repressi.
Quel che Bazzana lascia emergere,
attraverso le sue strategie sull’insistenza, è la storia recente del suo tempo,
ingigantito. La lente d’ingrandimento che l’artista usa è la chimica delle
proprie, recenti tracce mnestiche. Il risultato è la rappresentazione di un nulla
positivo, fecondato dalle deformazioni del moto e disposto infine a germogliare
negli avanzi delle cose; riflesso bilanciato che segue gli equilibri della
gravitĂ .
Il fatto curioso, per Bazzana, è
che proprio mentre la ristrettezza della pratica sembra cominciare a svelare le
sue operazioni di smontaggio e assemblaggio di elementi meccanici, s’insinuano
nei tre oggetti esposti alcune sovrastrutture, alcuni codici che, agli occhi di
chi guarda, rendono il suo linguaggio un concetto universale dimenticato. Ecco
dunque, nell’ordine, le ultime tre invenzioni di Bazzana (Nadi, Relè e Wave), così come recita la loro
presentazione: “Progetti creati dallo stacco, dal salto, dall’attrito, dal
tentativo, dalla frenata e dall’idea del rumore
”.

Il primo lavoro, fissato sulla
parete di sinistra, è Nadi (o Titti), una scultura nata dalla vicinanza di cinque freni
di bicicletta, ganasce metalliche poste in fila su un listello di legno. L’asta
flessa, a qualche decina di centimetri dal muro, ricorda la protesi incombente
di una mano meccanica (vedi Stelarc). Il secondo lavoro, creato
per mantenere l’equilibrio sulla parete frontale della galleria, è Wave. Il titolo di questa installazione elettromeccanica è
tratto dall’ondeggiante traccia nera che rimane sull’intonaco bianco dopo che
una bicicletta Atala-saltafoss, collegata a una batteria, registra i propri
infiniti scatti in avanti (le proprie scosse), consumando la gomma scura delle
manopole. Il terzo lavoro è la ripresa oggettiva e fotografica del salto, volo
tipico delle auto della Contea di Hazard, che per l’occasione è
stato doppiamente incorniciato e immortalato su un’immagine a bassa
risoluzione.

Questi tre progetti provengono da oggetti d’uso quotidiano, riconvertiti in sistemi
di ipnotizzazione del tempo; la loro funzione iconica è quella di rendere
gloria a un periodo particolare degli anni ‘80. Quando, secondo Bazzana, la
separazione dell’oggetto dal suo piano d’appoggio rappresentava “il
momento in cui l’ombra perde il contatto con l’oggetto, il momento in cui l’ombra
è un’altra cosa
”.

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ad Arezzo

ginevra bria
mostra visitata il 23 gennaio 2010


dal 23 gennaio al 6 marzo 2010
Michele
Bazzana – Cross 20
Fabio Paris Art Gallery
Via Alessandro Monti, 13 – 25121 Brescia
Orario: da lunedĂŹ a sabato ore 15-19
Ingresso libero
Info: tel. +39 0303756139; fax +39 0302907539; fabio@fabioparisartgallery.com;
www.fabioparisartgallery.com


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