Ancora una mostra in cui l’artista si confronta con il materiale di recupero e con il ready-made. Eppure gli elementi di interesse e di riflessione non mancano.
Nel caso dei Quadri elettrici di Fabrizio Braghieri (Milano, 1967) l’attenzione è precisamente sui confini dell’opera, sulla “cornice” concettuale che definisce un manufatto come opera d’arte. I quadri della serie presentata alla galleria Project B sono composti con fili elettrici di recupero, che compongono geometrie austere ed ironiche al tempo stesso (risulta evidente il gioco di parole del titolo, fra quadri come opere e quadri di comando delle centraline).
L’accostamento precisissimo di tali fili colorati produce trame che sono figlie illegittime e parodie dell’astrattismo modernista. Si genera anche un suggestivo effetto Optical, anch’esso ironico data l’aria demodè che l’estetica Op ha assunto ormai da qualche lustro.
Il piano letterale e quello ironico si sovrappongono, producendo una moltiplicazione dei piani di lettura. Si parte dal concettualismo, si passa per una produzione artigianale, e si sfocia in opere che oscillano -letteralmente, si osservi l’effetto ottico- tra decorazione e composizione avanguardistica, tra parodia ed elegante formalismo.
A questo mix di riferimenti solo suggeriti, si uniscono due elementi di interesse: la vivacità visiva che rende le opere decisamente contemporanee, e il riferimento alla visione tecnologica, il che rende Braghieri artista Pop e postmoderno. Le linee ondulate che compongono i quadri sono infatti leggibili come una trascrizione dell’immagine digitale, che viene fruita visivamente tramite unità modulari autonome.
L’artista opera per paradossi. Ad esempio, è proprio a causa della non finitezza evidente della lavorazione che le opere raggiungono lo status di oggetto d’arte autonomo. È sui bordi delle tele che è possibile identificare il materiale usato: laddove si vedono i collegamenti elettrici che fuoriescono dal cavo tagliato.
Tale brusca interruzione suggerisce però la dimensione potenzialmente infinita delle trame cromatiche e geometriche di Braghieri. Tutta la poetica modernista viene chiamata in causa, in particolare tutta la retorica spesa nella disputa tra unicità e serialità. La risposta che dà Braghieri è tipica del postmoderno: trattasi di una non-risposta, in cui tutte le poetiche convivono, negandosi e confermandosi a vicenda.
In alcune tele l’artista utilizza il filo della prolunga di vecchi ferri da stiro, mentre in Omaggio a Munch i fili elettrici ricostruiscono tutta la scala cromatica espressionistica dei quadri del pittore norvegese. Completa la mostra La spina nel fianco, una scultura che si ricollega alla poetica sviluppata dall’artista nei lavori precedenti.
Braghieri proclama che tutto si può fare, nell’arte contemporanea, e lo dice con partecipazione e con distacco assieme. Sul piano della fruizione più immediata, però, si pone il limite del consistente understatement che l’artista milanese pone fra sé e lo spettatore.
stefano castelli
mostra visitata il 23 marzo 2007
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se queste stronzate costituiscono 'gli elementi di interesse e di riflessione' stiamo proprio apposto!