Obiettivo del progetto intentato dal Museo della Permanente per il secondo anno consecutivo è quello di proporre piccole rassegne, costruite intorno a dipinti, sculture e disegni per lo più provenienti dalle Civiche raccolte, allo scopo di illustrate come i modi di lettura dei godimento dell’arte possano essere vari e stimolanti. La mostra in corso, curata da Maria Fratelli, propone una limitata campionatura di lavori, appartenenti a diverse epoche storiche, accomunati dal tema di fondo dell’imitazione della natura vivente, attraverso il ricorso ad effetti di movimento, a materiali particolari o attraverso colorazioni mimetiche.
Diametralmente opposta è quella concezione della scultura, sostenuta in particolar modo da Winckelmann alla metà del Settecento, ed avvallata dalla antiche teorie platoniche, secondo cui tale arte ha il compito di rappresentare l’essenza e non l’apparenza delle cose attraverso al sola forma plastica ricavata dal materiale , nobile, di partenza.
Vero e proprio manifesto di questo dibattito, che si animerà in special modo, nel corso dell’Ottocento, è l’opera di Parmiggiani, Pittura alata: una rappresentazione classica del viso di Hermes, le cui ali sono sostituite da due tavolozze di colori.
Le due modalità di esecuzione delle opere di scultura convivono parallelamente nel corso della storia, anche se in ambiti diversi. L’esatta riproduzione del reale, propria delle sculture colorate, è richiesta soprattutto per opere create in contesti religiosi, didattici o ornamentali. Rappresentativo della statuaria lignea a scopo liturgico è il San Giovanni Battista, di Nicola Fumo del 1794, mentre un esempio di scultura realizzata a scopo didattico è il Teschio di Luca della Robbia, risalente al 1500-1520, realizzato in terra invitriata.
Oggetti invece più squisitamente ornamentali, sono stati realizzati per esempio, sia da manifatture di ceramiche come la Conchiglia delle ceramiche Zaccagnini, sia da grandi artisti come il coccodrillo di Lucio Fontana.
Completano la mostra una serie di busti realizzati da Francesco Messina, Paolo Schmidlin, Piero Marussig e Claudio Costa, nonché i modelli botanici e zoomorfi, di Piero Gilardi e Mario Merz, risalenti agli anni Settanta.
In conclusione, ciò che accomuna queste opere è il disinteresse per la materia che le costituisce, la quale funge solo da supporto al colore, cui spetta il compito di conferirle il realismo necessario.
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Cristina Pisanello
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