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fino al 6.XI.2009 | Tadashi Moriyama | Mantova, Bonelli Arte Contemporanea

di - 28 Ottobre 2009
Vi è una visione ciclica
dell’esistere nelle opere di Tadashi Moriyama (Tokyo, 1979; vive a New York).
La città è il nucleo magmatico intorno al quale tutto gira: gli edifici si
moltiplicano e i quartieri si espandono mentre i grattacieli s’innalzano, in
una sorta di ripetizione compulsiva e modulare destinata a estinguersi in modo
catastrofico.
Vi è qualcosa di apocalittico e
paradossale. Un mondo popolato da uomini comandati da tentacoli meccanici (ricordate
il videoclip Do the evolution dei Pearl Jam firmato Todd McFarlane?) che a loro volta attraversano
codici a barre, per poi sgorgare come fiumi da quegli infiniti alveari che sono
finestre entro le quali, si presuppone, abitino gli uomini all’inizio del
cerchio. Un cane che si morde la coda.
È la Ying Yang Town che si apre e si mostra, perfetta
nella sua circolarità, nella veste complementare ed equilibrata che le spetta:
laddove le costruzioni crescono in altezza corrispondono speculari palazzi
sbriciolati e presenze umane che sono tramutate negli elementi inquinanti il
paesaggio, figure sconnesse e incomplete, guidate dalle tubolari connessioni di
un iPhone. L’ordine cosmico delle cose ha perso la sua valenza, così come i
corpi celesti hanno perso la propria luce (Solar and Lunar Spectra, 2009): è la fine del mondo e
sembra che la resa dei conti sia già iniziata.

I rimandi al passato sono
eloquenti: se da una parte l’arte fiamminga è chiamata in causa nell’intreccio
confuso e sincopato delle figure e nell’uso di un tratto incisivo e pulito (si
pensi alla Torre di Babele di Bruegel o ai trittici di Bosch), dall’altra parte è evidente
come le leggi del contrappasso dantesche abbiano sortito il loro effetto, come
in Total Amnesiac, dove uomini sommersi e incapaci di mettersi in salvo dalla metropoli paiono
ripescati da qualche girone infernale.
Da considerare poi, in risposta
alle iniziative attuali e in vista della leggera assonanza con i recenti
interventi urbani di Blu, l’intenzionalità di denunciare il sistema sociale che governa e non
rispetta l’identità del singolo individuo.
In ognuna delle sue opere,
Moriyama ricorda che dall’evoluzione non si scappa. I nuovi mezzi digitali sono
visti come l’arma di distruzione di massa della nostra era, ma sono, allo
stesso modo, indice dell’abilità dell’uomo di fare e disfare a proprio
piacimento.

Quest’ultimo aspetto va
interpretato come il solo risvolto positivo nella progressione dell’intelletto,
perché se da una parte il protagonista di questi racconti è pur sempre un
manichino incravattato succube del suo tempo, dall’altra va notato che
l’artista non dimentica mai una scenografia, che sia un paesaggio
rinascimentale (Yellow, 2009), uno skyline notturno (Blue, 2009) o una campagna desolata (Red, 2009).
Come a farci presente che sì,
tutto cambia, ma non ogni cosa è perduta.

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Moriyama a Monfalcone per Imago 02

renata mandis
mostra visitata il 3 ottobre 2009


dal 3 ottobre 2009
al 6 novembre 2009

Tadashi Moriyama – Amnesiac
Bonelli Arte Contemporanea
Via Corrado, 34 – 46100 Mantova
Orario: da mercoledì a giovedì
ore 10-17.30; venerdì ore 10.30-18.30; sabato ore 16-19.30 e su appuntamento
Ingresso libero
Catalogo Publi Paolini
Info: tel./fax +39 0376244769; info@bonelliarte.com;
www.bonelliarte.com

[exibart]


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