Lorenzo si immerge profondamente nell’ambiente in cui lavora, Milano è presente in questi ultimi lavori. L’influenza della vita milanese, dell’eleganza sottile ma ostentata, della vivacità culturale e della superficialità del vivere la cultura come un appuntamento mondano, sono tutti elementi che sono entrati a fare parte del corpo del suo lavoro.
Non si scopre un’altra faccia di Scotto di Luzio, ma un’altra sensibilità, più discreta forse, ma sempre invasiva e coinvolgente.
Tre ventole girano a vuoto nella stanza d‘accesso alla galleria. L’ambiente ricoperto nelle superfici orizzontali da legno chiaro è estremamente pulito ed elegante. Il vuoto non è ampliato dal silenzio, anzi è riempito dalle note del famoso pezzo di Elvis Presley, Love me tender. Così quest’aria da saloon abbandonato trova nel titolo Tutto il tempo che ho sprecato un profondo pentimento, un ammonimento, una coraggiosa presa di coscienza probabilmente alimentata dalla frenesia e dall’efficienza sempre attiva della vita milanese.
E’ un’opera coinvolgente, forse per una sensazione che tutti proviamo in alcuni momenti della vita, forse perché gli occhi si aggirano in cerca di qualcosa, in cerca della fonte da cui proviene la voce consolante e nostalgica di Elvis, in cerca di una via di fuga, una scappatoia.
Il suo atteggiamento, la sua tendenza a utilizzare diverse forme d’arte, ha sempre uno sguardo disincantato, a volte romantico ma lucidissimo.
Il messaggio, meno sottile, è leggibile nelle opere esposte al piano semi-interrato: sculture in plastilina contenute in scrigni, che con eleganza palesano la loro semplicità di oggetti quotidiani: dal fiammifero ai guanti in plastica, agli elastici di gomma. Sculture che non sono sculture e nemmeno vogliono monumentalizzare o nobilizzare oggetti d’uso quotidiano. Sono forme in cui riemerge la verità che si nasconde nelle opere di Lorenzo.
Più che criticare sberleffa, ridicolizza atteggiamenti, abitudini, i grandi e piccoli bluff della vita, mai con atteggiamento demagogico ma analizzando per primo se stesso.
A volte fa sorridere, la gente scuote la testa e si diverte nel vedere mozziconi di sigarette venir gettati come nei film western da una macchinetta fai da te. Invenzioni artificiose per costruire un’identità, un atteggiamento, uno status e prendersene gioco.
Illuminanti sono la serie di disegni esposti: parole e caricature, linee veloci e istintive, disegni fatti di getto per palesare una sensazione o un pensiero, sono istanti di riflessioni, che testimoniano ancora una volta come la ricerca di Scotto di Luzio non sia semplicemente ironica.
Il travaglio per emergere, le sensazioni, gli attimi di onnipetenza, gli sforzi per sopravvivere comunque a tutto, sensazioni che passano dalla mente alla mano istintivamente, d’una verità schiacciante e disarmante. Anche in questo suo lavoro la forma passa in secondo piano, come nella vita non sempre è possibile vedere quel che si vorrebbe e trovare la verità in ciò che ci si aspetta.
Il limite tra ciò in cui si crede e ciò che è, è labile, ed è proprio questo limite, l’essere al margine di qualcosa che cresce a dismisura con una velocità a cui è impossibile star dietro, il momento su cui Scotto di Luzio si sofferma, perché è proprio quando credi di aver tutto sotto controllo che ti accorgi di andar piano.
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