Riuscire ad esprimere le proprie emozioni, i propri sentimenti usando una vasta gamma di strumenti e supporti tecnici, è sicuramente una delle caratteristiche principali che distinguono il grande artista; in particolare per uno scultore che ama il grande formato, come nel caso di Arnaldo Pomodoro, mutare radicalmente tecnica e dimensioni, ottenendo ugualmente opere considerevoli, è davvero raro e straordinario. Lo stupore si attenua pensando alla grandezza dell’artista in questione che, sin dagli esordi milanesi, negli anni Cinquanta, ha sempre perseguito l’obiettivo di creare una reale integrazione tra le varie arti figurative e non. La serie di bozzetti, schizzi, illustrazioni per libri che sono esposti in questi giorni nella nuova sala della Fondazione Biblioteca di Via Senato, non sono dunque da considerare come un aspetto minore dell’artista, ma come un riuscito tentativo di creare un ponte tra i suoi diversi metodi espressivi; l’attività di incisore, illustratore, grafico si compendia perfettamente con il suo mondo scultoreo, che appare così diverso solo per la tecnica e i materiali usati e non certo per l’approccio artistico. E per sottolineare ulteriormente questo rapporto emotivo, esistente tra la diversa produzione dell’artista di Morciano di Romagna, alla Fondazione è esposto una sua opera tipica Disco in Forma di Rosa del Deserto; pur passando “ dalla carta al metallo, e dal metallo alla carta, Pomodoro persegue e prosegue un percorso di scrittura, di poesia, di feroce lucidità, tensione e coerenza che ne fa ben più del pur grande scultore che già il pubblico conosceva” (dal catalogo della mostra).
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Luca Scalco
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