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fino al 9.II.2008 | Rostarr | Milano, Patricia Armocida

di - 31 Gennaio 2008
Rostarr, al secolo Romon Kimin Yang (Corea del Sud, 1971; vive a New York), è senza dubbio tra le figure più affascinanti del panorama underground statunitense. Come tanti compagni di strada, anche Rostarr condivide un percorso stilistico comune che, se da una parte è mutuato dal linguaggio ibrido della strada e dalle molte incursioni visive, artistiche e attitudinali, dall’altra produce opere che sono perfettamente inserite nelle gallerie e nelle collezioni pubbliche e private. A differenza di altri artisti underground che, come Rostarr, incrociano la loro esperienza con la professione di art director o di grafico, il coreano mantiene costantemente nella sua produzione un’attenzione particolare per l’idea di “segno” e grafia.
Osservando i suoi lavori ci si accorge subito di come proprio il segno sia l’elemento costitutivo della sua poetica: il gesto elegante ma fermo, deciso, appare sempre come un taglio netto, un discordo di pieno e vuoto che -non tanto come vezzo grafico, quanto piuttosto come operazione calcolata ma anche istituiva, gestuale- si depone sulla superficie della carta e sulla materia, caratterizzandone la spazialità dell’opera e la sua energia visiva. In particolare, è facile riscontrare come la tradizione della calligrafia orientale riecheggi non soltanto come citazione formale, ma soprattutto come pratica performativa, che vede l’artista responsabile di ogni improvvisa direzione che il suo gesto imprime sui diversi materiali. Le linee spesso geometriche e costruttive conservano però la dinamicità e la freschezza che sono proprie della mano dell’artista.

Nella ventina di disegni in mostra appare chiaro come l’utilizzo dell’inchiostro sumi sia congeniale alla comprensione dell’opera di Rostarr. Percorrendo con lo sguardo le linee che compongono i disegni, si assiste alla forza espressiva del segno che, attraverso la giustapposizione del nero sulla carta bianca, crea pattern puramente grafici che di volta in volta fanno emergere principi di immagini, che accarezzano il mondo del graffitismo così come la cultura figurativa tribale, in special modo quella africana. Questa liaison con l’arte nera sembra ancor più palesarsi osservando la scultura in legno dove, ancora una volta, la costruzione di linee profondamente impresse connotano il materiale di un dinamismo intenso e primitivo.
Sono esposte altresì quattro grandi tele che, oltre a rimarcare la caratteristica fisicità del suo segno, raccontano anche di una certa sensibilità a lavorare con attenzione al dato cromatico. In particolare nell’opera su tela grezza Starry Knight si nota come l’artista sia capace di elaborare un discorso visivo impostato, oltre che sul segno grafico, anche sulle tonalità cromatiche e il felice contrasto tra la forma rigorosa, geometrica con elementi più imprecisi e volutamente grezzi.

Accanto alla passione per il segno e per le linee grafiche, in una riuscita sintesi Rostarr accosta variegati spunti iconografici, che mettono in luce una poetica globale, dove si affastellano elementi tratti da culture e tradizioni diverse.
Questa Condition Black, che nel gergo surfistico sta a indicare la condizione di tempesta perfetta, è infine una celebrazione del colore nero, che sembra ritmare il suo percorso figurativo, sia quando è la superficie lucida delle tre sculture in vetro Black Love I, sia quando è un omaggio al gruppo cult dell’hardcore punk californiano Black Flag.

riccardo conti
mostra visitata il 20 dicembre 2007


dal 15 dicembre 2007 al 9 febbraio 2008
Rostarr – Condition Black
Galleria Patricia Armocida
Via Bazzini, 17 (zona Piola-Leonardo) – 20131 Milano
Orario: da martedì a sabato ore 11.30-13 e 15.30-19
Ingresso libero
Info: tel. +39 0236519304 / +39 3397291034; galleriapatriciaarmocida@gmail.com; www.galleriapatriciaarmocida.com

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