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fino al 9.III.2003 | Le Città In/visibili | Milano, Triennale

di - 2 Dicembre 2002

Si potrebbe leggere questa mostra come una riedizione della famosa similitudine oraziana ut pictura poesis: si presuppone infatti un’analoga associazione tra pittura e poesia, immagine e parola, invitando undici artisti a dare corpo alle pagine più suggestive del famoso libro di Italo Calvino, Le città invisibili.
Una sfida quasi paradossale se ci si sofferma su un concetto solo apparentemente retorico come quello che introduce alla sezione del cinema: “Solo nella misura in cui davanti allo schermo non vedo qualcosa posso vedere quel qualcos’altro che è il cinema, e che sono i film “.
Una riflessione che guida anche la sezione fotografia dove Giovanni Chiaramonte accompagna ancora la parola e l'”immagine indicibile“, ovvero quella che nasce dallo sguardo interrogativo di chi, gettato nel cosmo come Qfwfq, rifiuta di “accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più “.
Su questo vertiginoso equilibrio tra estreme tensioni che sono etiche ed estetiche nello stesso tempo, stanno quindi le installazioni che costituiscono l’ossatura principale della mostra concepita già da Augusto Morello e progettata da Gianni Canova. Sono 11 le città estrapolate dal libro di Calvino, ordinate in 11 serie di 5. Ottimo il percorso espositivo: all’ingresso di ogni stanza si fronteggiano il testo calviniano e quello degli autori dell’allestimento con le dichiarazioni di poetica. Al visitatore viene chiesto di esperire questi spazi che si offrono nella percezione ora visiva, ora sonora, ora tattile. Inevitabile il paragone tra pittura e poesia, e non tutti escono a pari merito. A volte l’immagine sembra imprigionare e ridurre la potente forza evocativa del testo, altre, invece, essa si spalanca verso altre visioni in un succedersi rapido di emozioni, vissuti e significati. Lirico e spettacolare l’incipit con l’installazione di Studio Azzurro, con la gigantesca scala su cui sembrano volare gli umani perché “Tre ipotesi si danno sugli abitanti di Bauci: che odino la terra; che la rispettino al punto d’evitare ogni contatto; che la amino com’era prima di loro e con cannocchiali e telescopi puntati in giù non si stanchino di passarla in rassegna, foglia a foglia, sasso a sasso, formica per formica, contemplando affascinati la propria assenza “.
Una mostra da non perdere e dopo la quale, riaffacciati sul solito Viale Alemagna, siamo tentati anche noi a vedere l’invisibile, il già e il non ancora, il non più, avendo forse intuito che “solo lo sguardo che si riflette in progetti estetici alternativi riesce a riconoscere, a criticare e, forse, a modificare la realtà “.
Gli interventi: design (Gaetano Pesce), cinema (Giuseppe Piccioni con Giancarlo Basili), musica (Afterhours con Carlo Forcolini e Thomas Berloffa), videoarte (Studio Azzurro), scenografia (Margherita Palli al Teatro Strehler di Milano), fumetto (disegnatori Bonelli ), architettura (Roberto Serino e Mimmo Paladino), tecnologie digitali (Marco Pozzi), semiotica (Ugo Volli con Leila Fteita), light art (Carlo Bernardini) land art (Giuliano Mauri).

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Il sito della Triennale

gabriella anedi
mostra visitata il 5/11/2002


Le Città In/visibili
Dal 5 novembre 2002 al 9 marzo 2003
Triennale di Milano, viale Alemagna 6 (zona parco Sempione, MM Cadorna), Milano; Orario: 10.30 – 20.30, continuato; chiuso il lunedì
Ingresso: € 7/5/3; Tel. 02/724341, fax 02/89010693
ufficio stampa tel. 02/72434240, fax 02/72434239, e-mail: ufficio.stampa@triennale; Per informazioni gruppi o visite guidate: citta.invisibili@triennale.it La mostra è a cura di Gianni Canova e allestita da Alberto Ferlenga; Il catalogo è edito da Mondadori, pp. 246, 18 €
Percorso fotografico a cura di Giovanni Chiaramonte, con sguardi di Carmelo Bongiorno, Giovanni Chiaramonte, Luigi Ghirri, Guido Guidi, Joel Meyerowitz, Maurizio Montagna, Paolo Rosselli, Marco Zanta


[exibart]

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