Si potrebbe leggere questa mostra come una riedizione della famosa similitudine oraziana ut pictura poesis: si presuppone infatti un’analoga associazione tra pittura e poesia, immagine e parola, invitando undici artisti a dare corpo alle pagine più suggestive del famoso libro di Italo Calvino, Le città invisibili.
Una sfida quasi paradossale se ci si sofferma su un concetto solo apparentemente retorico come quello che introduce alla sezione del
Una riflessione che guida anche la sezione fotografia dove Giovanni Chiaramonte accompagna ancora la parola e l'”immagine indicibile“, ovvero quella che nasce dallo sguardo interrogativo di chi, gettato nel cosmo come Qfwfq, rifiuta di “accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più “.
Su questo vertiginoso equilibrio tra estreme tensioni che sono etiche ed estetiche nello stesso tempo, stanno quindi le installazioni che costituiscono l’ossatura principale della mostra concepita già da Augusto Morello e progettata da Gianni Canova. Sono 11 le città estrapolate dal libro di Calvino, ordinate in 11 serie di 5. Ottimo il percorso espositivo: all’ingresso di ogni stanza si fronteggiano il testo calviniano e quello degli autori dell’allestimento
Una mostra da non perdere e dopo la quale, riaffacciati sul solito Viale Alemagna, siamo tentati anche noi a vedere l’invisibile, il già e il non ancora, il non più, avendo forse intuito che “solo lo sguardo che si riflette in progetti estetici alternativi riesce a riconoscere, a criticare e, forse, a modificare la realtà “.
Gli interventi: design (Gaetano Pesce), cinema (Giuseppe Piccioni con Giancarlo Basili), musica (Afterhours con Carlo Forcolini e Thomas Berloffa), videoarte (Studio Azzurro), scenografia (Margherita Palli al Teatro Strehler di Milano), fumetto (disegnatori Bonelli ), architettura (Roberto Serino e Mimmo Paladino), tecnologie digitali (Marco Pozzi), semiotica (Ugo Volli con Leila Fteita), light art (Carlo Bernardini) land art (Giuliano Mauri).
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gabriella anedi
mostra visitata il 5/11/2002
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