Il primo uomo e la sua first lady: da sempre assenti, mitizzati in
una sacra pantomima che li vedeva attori scocciati e distanti, esordiscono sul
muro masaccesco nella più satura natura di uomini di un tempo – forse nemmeno
il loro – e di uno spazio. Adamo suda dagli occhi la colpa vera di un ladro;
nei capelli scomposti di Eva tuona la molle rassegnazione della complice,
intontita dal riconoscimento del delitto. Tutto così “umano, troppo umano”.
Cosa rende, dunque, incredibile la serie di sculture – gli
Astanti – che Mihailo
Beli Karanovic (Vrsac,
1980; vive a Milano) propone nell’open space della MC2 Gallery? Un nuovo,
ulteriore senso di riconoscimento dell’uomo; ecce homo, suggerisce Emanuele Beluffi nel
suo testo critico, e allora siamo in piena Nietzsche-parade!
Membra teatralmente contratte, armonicamente sgraziate; una
plastica immediata e violenta; corpi fastidiosi, ingombranti, esagerati come
adolescenti; acconciati nella rievocazione di quadretti simbolo della cultura
occidentale, di quel classico sciacquato in Cristo. Ed eccolo, l’eccezionale:
come quell’Adamo e quella Eva di quasi sei secoli fa erano partecipi di un
sentire vero, così lo sono questo Adamo e questa Eva. Braccia bloccate: i volti
inespressivi di un calciatore che – le mani sul viso – simula la gomitata. Allora
davvero, finalmente liberato, ecce homo.
L’uomo annullato in una dannazione di cui è unico
inconsapevole colpevole: incosciente, inerte, non a caso astante; in balia di una dimensione
storica che non si rende nemmeno conto di governare. Buono a niente, buono
giusto da morto: come dimostra l’Astante n. 2, sfacciatamente riverso su un
catafalco alla maniera di un compianto rinascimentale, il petto squarciato che
si fa vaso per un ficus. Non è un uomo in marcia; è uomo che non trova perché ha rinunciato a
cercare, o peggio: perché non avverte la necessità di cercare.
Troppo facile, a questo punto, tornare al rapporto col
passato: che se all’epoca di Masaccio – a maggior ragione un po’ più tardi,
magari – le sculture erano in pietra linda e levigata, i pezzi di Karanovic
oggi sono mirabili assemblage di immondizie; frutti di discarica che
esemplificano il mantra del “dimmi cosa consumi e ti dirò chi sei”. E troppo
facile ora, davvero, notare come il Narciso di Karanovic si riconosca riflesso
nella conca rugginosa della portiera di un’auto. Un dito d’acqua ferma,
posacenere over-size dove insieme ai mozziconi galleggiano fantasie semplici e banali.
Tenute insieme fisicamente, realmente, da una corteccia di
nastro adesivo: le sculture assumono così una texture da mummia del Similaun, ispirano
una sensazione tattile ispida e pungente. Non è Canova. È Karanovic.
Karanovic in mostra a Parma
I paesaggi post-atomici del Karanovic pittore
francesco sala
mostra visitata il 14 settembre 2010
dal 14 settembre al 9 ottobre 2010
Mihailo
Beli Karanovic – Astanti
a cura di Emanuele Beluffi e Claudio Composti
MC2 Gallery
Via Col di Lana, 8 (zona Corso San
Gottardo) – 20136 Milano
Orario: da martedì a venerdì ore 10-13
e 15-19; sabato su appuntamento
Ingresso libero
Catalogo disponibile
Info: tel. /fax +39 0287280910; mc2gallery@gmail.com; www.mc2gallery.com
[exibart]
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I galleristi sono odiosi.
parafrasando la chiusa di questo articolo che pare scritto al buio e con la mano sinistra, "non è Charles Baudelaire, è francesco sala".
citare Masaccio per parlare di questa roba è un gesto che meriterebbe già qualche decina di frustate, per non parlare di frasi come "Il primo uomo e la sua first lady", o "Adamo suda dagli occhi .." e via farneticando.
la recensione più demenziale che abbia letto da molti anni a questa parte.