Riscoprire il valore della contemporaneità nei meandri più segreti della pura concezione pittorica, ripercorrendo il percorso etico-formale della grande tradizione figurativa del Novecento senza negare l’insopprimibile esigenza di autonomia espressiva.
Un’autonomia che sempre più coraggiosamente affiora dalle opere di Alessandro Papetti, consapevole demiurgo
Naturalmente, per cogliere il messaggio segreto di una moderna rappresentazione estetica non ci si deve lasciare distrarre da singoli orpelli decorativi, illusorie presenze di un inutile barocchismo concettuale, accattivante nel suo lato poliedrico ma vuoto dinanzi alla profondità di una pura narrazione pittorica, bensì farsi sedurre da un paesaggio esteriore che, nella sua profonda essenzialità e pregnanza linguistica, rappresenti quel nascosto intreccio di valenze fisiche, mentali, emotive, che solo un occhio sensibilmente acuto può immortalare.
In una sorta di protratta empatia comunicativa, sottilmente celata dall’uniformità di una delicata monocromia notturna, le opere di Papetti attutiscono il rumore assordante dei massificati ritmi frenetici imposti dalla società odierna, per rendere assoluti protagonisti i riverberi, i chiaroscuri, le tenebre di un’esteriorità che, per una volta, accetta di svelare i frammenti mnemonici della propria spiritualità, nella ricerca di una perfezione che, nella sua valenza temporale, si traveste dei panni mutevoli della trascendenza epifanica.
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