Categorie: milano

fino al 9.XI.2006 | Yerbossyn Meldibekov | Milano, Nina Lumer

di - 16 Ottobre 2006

Da Pastan con Amore. Nina Lumer rinnova, con la prima mostra della stagione autunnale, il proprio interesse per gli artisti dell’Est Europeo e dell’Asia, questa volta proponendo il lavoro di Yerbossyn Meldibekov (Almaty, 1964). Un percorso dissestato, un viaggio privo di equilibri attraverso realtà lontane. Un Kazachstan che scopre Benetton, ma invola in piena campagna rifiuti nucleari, accumulati in trent’anni di lavori tra il lecito e l’illecito. Un paese a metà tra sviluppo ed inflazione. Che desidera aprirsi, pur avendo le proprie compagnie aeree nazionali sulla lista nera dell’Occidente. Tra guerra e pace, tensione e serenità.
Meldibekov è l’anima ingenua, lo specchio, di questo travolgente rapporto d’odio-amore che strugge, separa, congiunge ed allontana Oriente ed Occidente. E My brother, my enemy (2002), diventata nel 2005 l’immagine simbolo del Padiglione dell’Asia Centrale alla Biennale di Venezia, ne è il risultato più significativo. Un racconto sofferto sulla contraddizione, lo stato di ansia, la paura di non arrivare, di essere sempre tanto vicini alla meta, ma dopotutto così lontani. Il resto è solo poesia. A partire dal motore che muove l’intero baraccone: l’invenzione di un paese immaginario, Pastan per l’appunto, confinante con Kazachstan, Kirghizistan e Uzbekistan, dove l’esasperazione delle antinomie regna sovrana.
Eppure i conflitti, il sangue, la sofferenza sono presenze costanti, ma non invadenti nelle opere di Meldibekov. Spesso sono alluse da corpi animali, sezionati e rivoltati come un guanto, a delineare un’interiorità esplorata e dilaniata con la cruenta perizia del mondo contemporaneo.

O da immagini fotografiche, il cui contenuto, pur essendo costruito sul set -proponendo contesti improbabili, ai confini con la realtà- mantiene la ruvidezza, il sapore, il livello di commozione degli scatti da reportage. Cui si contrappone la leziosità decorativa di piattini di porcellana dipinti alla maniera locale, con una fitta trama di intrecci fitomorfici che vanno ad incorniciare i cammei centrali, rappresentanti armi, situazioni belliche e carri armati. Passando per la batteria di pentole “preparate”, battute, percosse fino a somigliare alle catene montuose che collegano l’Uzbekistan all’Afghanistan. E concludendo con l’opera cardine dell’intero circuito: il Gattamelata nella pelle di Gengis Khan (2006). Un’installazione site specific in cui la riedizione scultorea di Donatello è ottenuta travisando le regole della composizione classica, sostituendo allo splendore cupo del bronzo, quattro gambe di cavallo mozzate all’altezza delle giunture –con tanto di sfera- e sistemate nella medesima posizione del monumento padovano. La violenza dell’atto di amputazione resta nonostante tutto, solamente allusa, contenuta dalla possanza minimale del basamento e dal saldissimo equilibrio compositivo, dato dalla relazione di tensione costante tra spazio vuoto ed immagine. Tra contorno e spazio cancellato. Tra l’immaginazione dello spettatore, invitata ad unire i puntini, e il peso specifico dell’opera d’arte.

santa nastro
mostra visitata il 26 settembre 2006


dal 26.9.2006 al 9.11.2006
Yerbossyn Meldibekov – Pastan
Galleria Nina Lumer, Via Carlo Botta, 8 (MM Porta Romana) Milano – martedì – venerdì 15 – 20; – sabato e mattine su appuntamento – info@ninalumer.it – www.ninalumer.it


[exibart]

Articoli recenti

  • Musei

Il Museo Reina SofĂ­a di Madrid ha ampliato la sua collezione con 404 nuove opere

La recente acquisizione comprende 404 opere di 130 artisti provenienti da acquisti, donazioni e depositi che rafforzano una lettura critica…

18 Gennaio 2026 17:48
  • AttualitĂ 

Disimparare l’Occidente. Arte, tempo e decolonialismo

Una serata in un boteco di Rio de Janeiro diventa l’occasione per aprire una riflessione sull’arte contemporanea, la decolonizzazione e…

18 Gennaio 2026 16:42
  • Cinema

In “No Other Choice”, Park Chan-wook rimescola tutti i generi del cinema

É il marchio di fabbrica del regista coreano. Stavolta l'espediente è la perdita del lavoro, che si trasforma in perdita…

18 Gennaio 2026 15:40
  • Arte contemporanea

Biennale 2026: il Padiglione Kosovo riapre una storica chiesa di Venezia

Il giovane artista Brilant Milazimi rappresenterĂ  il Kosovo alla Biennale d’Arte di Venezia 2026 con un progetto ospitato nella Chiesa…

18 Gennaio 2026 10:30
  • Fotografia

Other Identity #188, altre forme di identitĂ  culturali e pubbliche: Idan Barazani

Other Identity è la rubrica dedicata al racconto delle nuove identitĂ  visive e culturali e della loro rappresentazione, nel terzo…

18 Gennaio 2026 9:30
  • Mostre

Luigi Voltolina a Venezia: la pittura come epifania

A Palazzetto Tito, fino al 15 febbraio 2026, la Fondazione Bevilacqua La Masa dedica una mostra monografica a Luigi Voltolina,…

18 Gennaio 2026 0:02