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Fino all’11.II.2016 | Abdoulaye Konatè | Primo Marella Gallery, Milano

di - 29 Gennaio 2016
Il 1989, è associato alla caduta del Muro di Berlino, alla protesta di piazza Tienanmen a Pechino, al bicentenario della Rivoluzione francese e nell’ambito artistico alla mostra “Les Magicienes de la Terre”, a cura di Jean-Hubert Martin al Centre Pompidou e Grande Halle de la Vilette a Parigi. La prima esposizione all’insegna del multiculturalismo, incentrata sulle trasformazioni del rapporto tra il “centro” (Stati Uniti ed Europa occidentale) e le cosiddette “periferie” (Africa, America Latina, Asia e Australia), un’attitudine extraeuropea che divenne specchio di una visione globale dagli anni ’90 a oggi. Abdoulaye Konatè (1953, Mali) è il frutto di questa generazione di artisti post-coloniali, che recuperano valori autoctoni, pratiche rituali, identità culturali, contro gli effetti omologanti della globalizzazione, come il tessuto di cotone utilizzato al posto della pittura. Konatè, dopo la formazione artistica in pittura presso l’istituto Nazionale delle Arti di Bamko, dove vive e lavora, abbandona la tavolozza e adotta il textile di cotone come icona, indice e simbolo della sua Africa.
Per capirlo bisogna vedere i sui monumentali “arazzi” esposti nella Primo Marella Gallery a Milano, realizzati dal 2011 a oggi, composti con strisce di cotone, anche tinte, tessute, come veicolo estetico-espressivo, da una parte per mantenere viva la tradizione autoctona del suo Paese, in cui il tessuto si fa “scrittura”, ideogramma, e dall’altra come espressione di tematiche politiche, sociali, ad esempio: l’Aids, il conflitto arabo-israeliano, la mattanza delle mine antiuomo, il genocidio del Ruanda, e più in generale la questione dei diritti umani violati da troppi abusi di potere.

Konatè, pluripremiato, ha partecipato a Documenta 12, Kassel (2007), è noto per il suo impegno sociale e per grandi opere in tessuto monocromo o policromo che rielaborano la tradizione artigianale locale con tematiche politiche globali. Basta uno sguardo all’arazzo Power and Religion (2011) commissionato dalla nota Istituzione culturale INVIA (Institute of International Visual Arts) per l’ampia finestra di Rivington Place, Londra, successivamente esposta al Museo d’Arte di Norrkoping, capoluogo tessile della Svezia e soffermarsi davanti all’installazione Gris-Gris Blancs whit figure (2013), tutta in tessuto bianco che riproduce sequenze di amuleti cuciti sulla tunica dei cacciatori Bamana per allontanare il male e i pericoli. Quest’opera in particolare, incarna i valori spirituali e simbolici legati ai cacciatori, considerati mediatori tra il mondo fisico e quello spirituale. In galleria intimidiscono lo spettatore oltre una decina di maestose opere in cui texture di tessuto, dalle composizioni vibranti di forte impatto estetico e scenografico, che trasudano di concezioni sciamaniche misteriose, in cui il gesto artistico in perfetto equilibrio con valori rituali e spirituali conosciuti da antropologi ed etnologi, a noi comuni osservatori sconosciuti si fanno segno rivelatore di una originale ricognizione a tutto campo della complessità contemporanea, senza descriverla, puntando sull’allegoria, attraverso archetipi culturali come presupposti poetici e formali con esplicito riferimento a conflitti politici, economici, sociali e culturali che mettono in discussione gli abusi di potere, la violazione della giustizia e le guerre di tutti i tempi.
Jacqueline Ceresoli
mostra visitata il 19 novembre
Dal 19 novembre 2015 all’11 febbraio 2016
Abdoulaye Konatè
Primo Marella Gallery,
Via Valtellina angolo Viale Stelvio, 66
20159 Milano
Orari: da lunedì a venerdì dalle 10:00 alle 18:00

Jacqueline Ceresoli (1965) storica e critica dell’arte con specializzazione in Archeologia Industriale. Docente universitaria, curatrice di mostre indipendente.

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