Il percorso per decadi (70, 80, 90, 2000) secondo cui è strutturata la mostra offre la possibilità di stabilire confronti ravvicinati fra artisti trascurati, presentati monograficamente, o chiaramente osteggiati. Vittorio Sgarbi e Maurizio Sciaccaluga, rispettivamente ideatore e curatore della mostra, offrono alla pittura italiana degli ultimi decenni, patrimonio di specialisti o di appassionati, un palcoscenico nazionale di fronte al grande pubblico.
Diverse sono le correnti artistiche presenti, Pop Art italiana, Anacronismo, Transavanguardia, Nuovi Nuovi, Medialisti, Officina Milanese, peccato che non vi sia la minima traccia di un apparato critico, indispensabile al visitatore per operare suddivisioni e selezioni di gusto all’interno dei quasi duecento autori ospitati. Le uniche guide che aiutino il pubblico ad individuare continuità, svolte, rotture e ritorni sono le date al di sotto delle opere. Il confronto rimane così tra opera ed opera, tra pittore e pittore, come all’interno di un gran bazar. Il suggerimento per chi non si accontenta di una piacevole passeggiata fra i quadri e vorrebbe invece trarre dalle opere qualcosa di più della suggestione del momento, magari una conoscenza che non si estingua nel tempo della visita, è di percorrere le sale munito di penna e taccuino, per soddisfare in un momento futuro la curiosità eccitata da questo vasto campionario.
Nonostante il disordine dell’esposizione, lo spettatore ha l’opportunità di incontrare opere poco conosciute ma di grande qualità. Il ragazzo che d
Tracce di orientamento possono essere ravvisate nella presenza di alcune sezioni tematiche, come quella dedicata alle finestre: a volte punti d’osservazione sull’interno, come nelle opere di Bernardino Luino e Dino Boschi, altre occhi aperti sull’esterno, come negli scorci urbani di Giorgio Tonelli o nell’idealizzata visione degli Archi di Valcastello di Lino Mannocci. Una sala dedicata al 2000 ospita un altro nucleo particolare: paesaggi di campagna che si rifanno all’autorevolezza dell’Impressionismo e insieme alla semplice quotidianità di una foto stinta o sfuocata (Nel fango di Dio di Francesco Michielin, Luci della notte di Giuseppe Modica).
La sezione più contemporanea della mostra non si perde in astrazioni bizzarre, ma traspira presente: il Cane Viola di Francesco de Grandi evoca un’atmosfera da rave, mentre artisti di strada come Bros e Ozmo depongono ancora una volta (dopo la mostra al Pac) le bombolette, testimoniando la vitalità della pittura.
anita fumagalli
mostra visitata il 19 luglio 2007
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ma"la" dolce greta frau che cosa ci fa?