La manifestazione “Arte da mangiare, mangiare per l’arte”, organizzata ad inizio febbraio a Milano, è stata intelligentemente sfruttata dalla Galleria Internazionale come occasione ideale per proporre al pubblico la propria “scuderia” di artisti, riuniti in una collettiva che durerà almeno sino all’8 marzo. Dunque artisti già affermati vengono affiancati da giovani di sicuro avvenire. Emerge, inoltre, da questa collettiva la sensazione che la scena culturale milanese sia in ripresa, dopo un periodo di stasi, e che la tendenza all’informale, o all’astratto in genere, sia ancora la strada più battuta dagli artisti a discapito del mondo figurativo. Anna Caser, ad esempio, pittrice già formata e di grande impatto, rielabora i temi del mondo dell’infanzia, mediando il linguaggio di Paul Klee con la propria creatività raggiungendo esiti spesso altissimi (interessante è anche il lavoro di preparazione della tavola e la tecnica mista usata). Sempre sul versante informale da rimarcare, anche se forse ancora acerba, è la rielaborazione dei colori e dei gesti del mondo contadino da parte del giovane artista bresciano Raimondo Turati. Mentre Fernanda Fredi mescola la materia pura con stilemi e geroglifici che ricordano l’antico Egitto. Accanto a questa scena (per motivi di spazio ho tralasciato artisti del calibro di Schiavo Campo e Mario de Maio) completamente immersa nell’astratto, trovarsi dinnanzi ai paesaggi, tra l’altro splendidi, di Franco Migliacci ha un effetto quasi stordente.
La vera novità appare essere, non solo in questa occasione ma nel mondo dell’arte in generale, la sempre maggiore presenza di artisti stranieri, ed in particolare del cosiddetto terzo mondo: così come l’arte africana influenzò pesantemente molte avanguardie del Novecento, oggi appare indiscutibile l’apporto del mondo slavo e nord africano nel contesto figurativo e culturale (basti pensare alla musica) dell’Occidente. Vengono qui presentati due artisti profondamente diversi, uno già maturo e stimato come Shafik, l’altro quasi esordiente come Ghimi, che dimostrano di poter innervare di nuova linfa la scena pittorica milanese, soprattutto per la grande carica espressiva che spesso deriva dalle difficili condizione di vita dei paesi da cui provengono.
La validità della mostra organizzata dalla Galleria Internazionale risiede proprio nel tentativo, riuscito, di dare voce e dignità a diversi mondi figurativi e diverse tecniche di esecuzioni. Una speciale menzione alla splendida scultura di mortadella, creata per l’inaugurazione da Bruno Aprea e apprezzata sotto tutti i punti di vista dal pubblico presente.
Luca Scalco
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