Categorie: milano

fino all’8.VI.2008 | Richard Avedon | Milano, Spazio Forma

di - 19 Marzo 2008
1946-2004: è questo l’orizzonte scandagliato dall’occhio intrusivo del fotografo Richard Avedon (New York, 1923 – San Antonio, 2004). Cinquant’anni di storia e personaggi che restituiscono un luminoso ritratto del mondo occidentale post war. Duecentocinquanta circa le fotografie esposte da Forma, a testimoniare un lavoro versatile, consumato insieme a poeti, scrittori, musicisti, artisti.
Le fotografie di moda -a lungo le uniche a destare attenzione- introducono la mostra, aprendo una finestra sulla Parigi del secondo dopoguerra, in corsa per tornare a essere la capitale della haute couture. Con “Harper’s Bazaar”, l’artista ha l’occasione di scardinare l’obsoleta estetica imperante e di osare con scatti come la celebre Diovima e gli elefanti al circo d’inverno. Abito Dior, 1955, dove alla leggerezza della seta contrappone la pelle ruvida dei pachidermi, inaugurando un’ambientazione del tutto inedita. Già da questi fotogrammi si evince la precisa volontà e capacità di creare “immagini”, alla maniera di un regista (a ispirarlo è l’ungherese Martin Munkacsi, che aveva visto scegliere come sfondo un albero di New York solo perché aveva la stessa corteccia di quelli che si trovano sugli Champs-Élysées).
Gli anni ’50, ’60 e ’70 (e fino a oggi), sono raccontati nei ritratti delle star -Marilyn Monroe, Bob Dylan, Dinensen, Eisenhower, Malcolm X, Ezra Pound, Beckett, solo per citarne alcuni- che trovano spazio intorno alla gigantografia di Warhol con la Factory.
Approfondendo la ricerca sul ritratto, iniziata nei primi anni ’40 come fotografo di identikit per la marina mercantile, Avedon mette a punto un modello “da studio” attraverso il quale affronta, come su un ring, i suoi soggetti. Lo sfondo è bianco, lo sguardo è quasi sempre fisso sull’obiettivo; i bordi del negativo incorniciano lo spazio, neri, come in un ciak (la devozione al cinema traspare nella dinamicità dei corpi). I volti colpiscono per intensità lo spettatore, che li avverte presenti: lo scambio di emozioni trasmesse tra il fotografo e le sue vittime trasuda la fatica e l’aspettativa dei divi, pericolosamente ma gloriosamente finiti sotto il suo obiettivo. Avedon si appropria della superficie per rivelare l’immagine che desiderano riflettere di sé, restituendo il frutto di un’intesa complice, piuttosto che una pretesa di realtà (la serie sul cancro del padre ne è un esempio).
A chiudere è il ciclo In the American West (fine anni ’70-inizi anni ’80, 752 persone ritratte, 125 fotografie selezionate), dove Avedon innalza sul suo piedistallo l’uomo comune, combinando il ruolo di co-creatore di immagini con quello di documentatore. La relazione con quei ragazzini allegri ritratti per le strade d’Italia negli anni ’40 e con i volti amari dei berlinesi nel capodanno del 1989 esiste, seppur nelle differenze, nell’unicità di un punto di vista mai scontato, che non pretende di essere assoluto, ma è sempre estremamente personale.
Fedele alle sue ultime volontà, la scelta di congedare lo spettatore con il suo riflessivo (e triplice) autoritratto. Dove ciò che vediamo è, per l’ultima volta, ciò che lui aveva deciso di mostrare.

articoli correlati
Duecentomila visitatori, grandi mostre per il 2008. Un centro davvero in Forma…

eugenia bertelè
mostra visitata il 13 febbraio 2008


dal 14 febbraio all’8 giugno 2008
Richard Avedon – Fotografie 1946-2004
a cura di Helle Crenzien
Spazio Forma – Centro Internazionale di Fotografia
Piazza Tito Lucrezio Caro, 1 (zona Bocconi) – 20136 Milano
Orari: da martedì a domenica ore 10-20; giovedì e venerdì ore 10-22
Ingresso: intero € 7,50; ridotto € 6
Catalogo Contrasto, € 48
Info: tel. +39 0258118067; info@formafoto.it, www.formafoto.it

[exibart]

Articoli recenti

  • Mostre

Una performance è per sempre: a Cavalese la prima edizione di Performa

Cosa resta di una performance? A porre la domanda, e a darne la risposta, è la stessa direttrice Elsa Barbieri,…

24 Aprile 2026 21:43
  • Progetti e iniziative

Due visioni del Mediterraneo: Salvador Dalí e Alessandro Valeri in dialogo a Matera

Alla Fondazione Sassi di Matera, una mostra mette in dialogo Salvador Dalí e Alessandro Valeri: due Visioni del Mediterraneo, tra…

24 Aprile 2026 19:00
  • Mostre

Una mostra a Venezia ci porta nella camera dove Freud scrisse la sua opera più famosa

Durante la settimana inaugurale della Biennale di Venezia, la camera dell'Hotel Metropole dove Freud scrisse L'interpretazione dei sogni ospiterà una…

24 Aprile 2026 17:30
  • Mostre

Cœur à Barbe: se Man Ray va dal barbiere

Con un progetto pop up di dieci giorni, Spazio Morgagni porta Man Ray in un caratteristico barbiere milanese degli anni…

24 Aprile 2026 17:00
  • Mostre

Quando l’algoritmo entra nei campi: Cao Fei a Fondazione Prada Milano

A cosa pensiamo quando parliamo di “smart agriculture”? L’indagine dell’artista cinese esplora i cambiamenti in atto nel rapporto tra lavoro…

24 Aprile 2026 17:00
  • Arte contemporanea

Turner Prize 2026: chi sono i finalisti dell’importante premio d’arte contemporanea

Il Turner Prize 2026 annuncia i quattro finalisti: Simeon Barclay, Kira Freije, Marguerite Humeau e Tanoa Sasraku. La mostra al…

24 Aprile 2026 14:01