Radicale e visionario, il russo Ivan Leonidov (Vals’ika, 1902-1959) ha scritto una delle pagine più fantastiche della storia dell’architettura. Paragonabile per genio a Le Corbusier, Gropius e Mel’nikov, il destino non gli permise tuttavia di realizzare in concreto le proprie opere. La mostra allestita alla Triennale di Milano è un attento studio che ha l’obiettivo di mostrare l’eredità creativa di Leonidov, analizzando i progetti che l’architetto aveva pensato per la città moderna.
Le eleganti ricostruzioni permettono di farsi un’idea dell’eleganza delle creazioni del maestro russo, che non perse mai di vista il contesto storico, culturale e cittadino in cui viveva e si muoveva, Mosca. Grazie all’infanzia passata nei boschi, conservò un forte interesse per la natura, l’ambiente, l’idea dello spazio e le norme di comportamento. Le sue architetture s’innalzano al cielo per elevare gli spiriti di chi le osserva e di chi le abita. Sfere leggere, edifici che lasciano trasparire la luce, come se le idee di questo giovane ed enigmatico artista discendessero nella sua mente da un pensiero più alto. Elementi che dialogano e giocano fra loro per alleggerire l’insostenibile essenza della vita.
L’unica opera costruita è la scalinata Kislovdsk e sfortunatamente il suo archivio giunse agli studiosi in pessime condizioni. Si considera, infatti, quasi un “miracolo” che i disegni degli anni fra il 1926 e il 1930 siano giunti fino a noi grazie alle pubblicazioni dalla rivista “SA”. Alla Triennale li possiamo ammirare in 12 modelli plastici, 3 ricostruzioni virtuali, 6 video animazioni e 30 pannelli, realizzati grazie alla collaborazione della Facoltà di Architettura Civile e il Dipartimento di Progettazione dell’Architettura del Politecnico di Milano, MRKhl di Mosca, la Facoltà di Architettura di Stoccarda e del TU-Delft.
L’approccio compositivo di Leonidov non è astratto; le sue idee sono ben definite e trovano nelle immagini il loro essere in atto. Egli ritaglia e crea spazi all’interno di altri spazi, quelli urbani, magari inutilizzati o ritenuti “intoccabili” per la valenza storica. L’essenza minimalista delle sue architetture non manca di anima, mettendo in dialogo due mondi, quello del passato e quello del futuro, riuniti dal cerchio del presente. Un ponte sperimentale fra le culture che sognava una città in armonia con l’umanità, come si può vedere nello splendido disegno per il Monumento a Cristoforo Colombo a Santo Domingo o in quello per l’insediamento socialista di Magnitogorsk. Fra citazioni classiche, sfere, piramidi e cubi, chiudendo gli occhi non è difficile immaginare un’altra città possibile, infinita dentro sé. Passeggiando nei mondi di Leonidov, le menti più argute capiranno che si può e si deve utilizzare l’architettura come arte per costruire le nostre città, unendo le virtù della bellezza a quelle dell’utilità e della buona convivenza delle parti, ambiente ed essere umano.
melissa mattiussi
mostra visitata il 22 giugno 2007
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