L’Ottocento italiano ha purtroppo sempre goduto di scarsa considerazione, soprattutto da parte della critica; schiacciati dall’indubbia, ma forse anche esagerata, fama dei colleghi d’oltralpe, i nostri pittori, molto spesso, sono stati praticamente dimenticati. Infatti gli studi più incisivi hanno riguardato quasi esclusivamente alcuni momenti specifici, come l’esperienza macchiaiola o quella divisionista, comunque sempre in antitesi alla cosiddetta pittura di accademia. Eppure questa rigida, anche se parzialmente condivisibile, divisione tra avanguardisti ed accademici ha portato a volte a “seppellire” nella memoria autentici capolavori un tempo apprezzati dai contemporanei. Fortunatamente in questi ultimi anni stiamo assistendo ad approccio critico meno sbilanciato che considera l’opera in quanto tale e non manifestazione di una corrente più o meno in voga. Esempio di questo nuovo modo di intendere l’oggetto artistico è la recente riapertura di uno degli spazi più affascinanti e originali di tutto il nostro Ottocento, lo Studiolo del Collezionista, posto all’interno del Palazzo Poldi Pezzoli. Voluto espressamente da Gian Giacomo Poldi Pezzoli intorno alla metà dell’Ottocento ed affidato principalmente all’estro di due artisti del calibro di Giuseppe Bertini e di Luigi Scrosati, esso rappresentava un luogo privato e personale ove il nobile milanese conservava i pezzi più pregiati della sua straordinaria collezione d’arte; volutamente, tutto l’apparato decorativo ed architettonico si rifà ad una concezione fantastica e originale del medioevo tipica degli anni cinquanta dell’Ottocento, concezione in seguito giudicata negativamente da buona parte della critica novecentesca. Lo studiolo venne quasi completamente distrutto durante i bombardamenti alleati del 1943, che colpirono, oltre che il Poldi Pezzoli, numerosi monumenti cittadini. I restauri che si sono succeduti dopo la guerra hanno parzialmente cancellato l’originaria impronta eclettica, rendendo l’ambiente tutto sommato anonimo. Oggi, dopo una importante campagna di restauro durata oltre un anno e curata dal Centro di Restauro di Paola Zanolini e Ida Ravenna con la collaborazione di Lavinia M. Galli Michero, possiamo finalmente riapprezzare nuovamente la sontuosa decorazione voluta da Scrosati e le vetrate di squisito stampo preraffaellita di Bertini. Il mondo medievale per questi due artisti è solo il punto di partenza per una poetica figurativa che pare anticipare la fiorente stagione del Liberty e che si pone come una
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