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resoconto | The Utopian Display | Naba, Milano

di - 3 Febbraio 2006

Il 25 gennaio scorso la sede milanese della NABA (Nuova Accademia di Belle Arti) ha ospitato il primo appuntamento di The Utopian Display, il ciclo di tavole rotonde, workshop e conferenze, a cura di Marco Scotini e Maurizio Bortolotti. Sono intervenuti Viktor Misiano, fondatore e direttore del Moscow art magazine, Anton Vidokle, artista e co-curatore della prossima edizione di Manifesta e Charles Esche, direttore del Van Abbemuseum di Eindhoven. Con la successiva partecipazione del pubblico, sono stati affrontati i temi del ruolo del curatore nella contemporaneità e della mostra come luogo di produzione di relazioni.
Misiano, Esche, Vidokle, coordinati da Scotini e Bortolotti, hanno analizzato brevemente alcuni passaggi della propria attività, per trarne degli esempi utili al dibattito. Gli esperimenti dialogici operati dal curatore Misiano nel 1995 -in un momento di paralisi sociale- con un gruppo di lavoro costituito da artisti russi e complice il supporto teorico del filosofo Valierj Podoroga, dimostrano uno spostamento del ruolo del curatore da moderatore di situazioni collettive. Situazioni in cui il conflitto è il fattore primo della produzione ad arbitro di una competizione armonica.
La querelle sull’Estetica Relazionale formulata da Nicholas Borriaud sulla base delle operazioni che hanno coinvolto gli artisti significativi per gli anni ’80, impegnati nella pratica di valori democratici all’interno della propria produzione, ha portato nel decennio successivo alla luce un nuovo valore, l’antagonismo, come principale strumento di scambio e dialogo. Su suggerimento di Esche, curatore della IX Biennale di Istanbul (2005), il dibattito ha analizzato la progressiva perdita d’importanza della disarmonia e del lavoro di gruppo nella creatività del nuovo millennio. La confluenza di arte e vita in un unico linguaggio, bandiera degli anni ’90, ha lasciato il posto ad un lessico individuale, autonomo, volto alla discussione di valori sociali e politici di cui il curatore si deve fare produttore. Creando una strategia di successo volta a spiegare ed articolare il lavoro dell’artista, impegnato in uno scambio di idee che da antagonista si fa agonista. Sportivo. Competitivo, ma non violento, né partigiano. Così gli artisti, attivi su un piano prettamente politico, rifiutano le questioni di ortodossia e le lotte che ne conseguono, e si danno al proselitismo, ricercando l’incontro, sia all’interno delle stesse schiere dell’arte, sia nel proprio rapporto con il pubblico. Lo spazio della mostra, abbandonata la necessità di conquista di una pretesa immortalità, da sempre suffragata dai Musei, diventa frammentato, globale, ma soprattutto secondario. Svalutato dalla possibilità raggiunta dall’arte di dilagare in tutti gli ambiti del tessuto sociale, in luoghi non dedicati, di sfociare nella quotidianità. Dal proliferare nel mondo di Biennali, manifestazioni indipendenti, mostre itineranti, che hanno spodestato New York dal suo ruolo di capitale incontrastata e posto fine ad un sistema centralizzato delle arti.
È la qualità delle idee il fattore determinante. E’ la volontà di cambiare con il gesto e l’opera la mentalità del riguardante, la base della nuova solidarietà dell’arte. Lo conferma l’esperienza portata da Vidokle, fondatore di E-Flux, in cui lo spazio di produzione di relazioni è stato ricavato dal Web. La visita ai numerosi progetti presentati su E-Flux è dunque virtuale. Il luogo è ininfluente in quanto immateriale. Il pubblico eterogeneo, vastissimo ed internazionale. Il gesto estetico assomiglia ad un racconto monodimensionale che si svolge progressivamente nel tempo. Nella società della frammentazione e del capitalismo che ha reso sempre meno abitabili gli spazi della vita quotidiana, sempre più ristretti i luoghi dell’intimità, la navigazione su internet, la possibilità di dilagare in uno spazio illimitato ed altamente democratico, accessibile a tutti, assomiglia alla conquista di Marte. L’arte si dà così all’occupazione di tutte le insenature della vita quotidiana, non per permearla, ma per riempirne i vuoti. Sono significativi alcuni lavori di Vidokle, in questo senso. L’apertura di un ristorante a Chinatown, citazione del progetto Food di Gordon Matta-Clarck, o di un videonoleggio- dove è possibile affittare video d’artista- inaugurati con il desiderio di creare scambi laddove non esistono, sono esempi di un’arte che non partecipa alla vita (commentando, criticando, trasognando), come poteva essere per la dialettica di Beuys, bensì si sostituisce ad essa. Se ne fa artefice e veicolo. In questa condizione peculiare, in cui la creatività non chiede permessi, auto-concedendosi ogni sorta di licenze, il curatore deve saper fornire punti di accesso a tutti, comprendere -chiosa Misiano- il nuovo ordine che si sta andando lentamente a formare, per un’arte che ha smesso di interrogarsi sul valore dell’identità e delle differenze sociali e ha cominciato ad indagare un raggio di problematiche molto più ampio, dalla democrazia alla giustizia.

santa nastro


The Utopian Display
Incontri presso: Spazio Elastico NABA, Via Darwin 20, Milano – ore 17.30. Ingresso libero – Info: tel 02-6686867; fax 02-6684413 – naba@naba.itwww.naba.it


CALENDARIO 2006

25 gennaio 2006 ore 17.30 NABA
TAVOLA ROTONDA Is the Show a Space of Dialogue?
Con Anton Vidokle, Viktor Misiano, Charles Esche

13-16 febbraio 2006 NABA
WORKSHOP :The Artist as Curator and the Curator as Artist 
con Jens Hoffmann

MIART, marzo/aprile 2006
TAVOLA ROTONDA: Independent Spaces and Models of Curatorship
con Peter Lewis, Maria Lind, Raimundas Malasauskas

maggio 2006
MOSTRA e CONFERENZA


[exibart]

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