La mostra Giorgio Armani Archivio CSAC, allestita presso l’Abbazia di Valserena a Parma, si colloca in una dimensione dichiaratamente archivistica. La scelta curatoriale è chiara: sottrarre la figura di Giorgio Armani al racconto celebrativo per ricondurla al luogo originario del progetto, il disegno. Non una retrospettiva nel senso consueto del termine, ma un attraversamento di materiali che documentano la fase formativa di uno stile destinato a ridefinire l’immaginario della moda italiana tra gli anni Settanta e l’inizio del decennio successivo.
Il percorso espositivo prende forma a partire da una selezione di oltre cento opere originali provenienti dal Fondo Giorgio Armani, donato negli anni Ottanta al CSAC dell’Università degli Studi di Parma. Figurini, bozzetti e studi progettuali, datati tra il 1975 e il 1980, restituiscono la centralità del segno grafico come spazio di elaborazione concettuale, prima ancora che come strumento di definizione formale. La carta diventa così il luogo in cui si struttura una visione, più che il semplice supporto di un’idea destinata alla produzione.
All’interno dell’archivio, il disegno rivela la progressiva costruzione di un linguaggio riconoscibile. Linee morbide, volumi alleggeriti, un rapporto nuovo tra corpo e abito che si allontana dalla rigidità sartoriale tradizionale. La figura femminile, longilinea e dinamica, emerge come fulcro di una ricerca che coniuga libertà di movimento ed eleganza misurata. Parallelamente, il dialogo tra materiali fluidi e strutture più definite anticipa una cifra progettuale destinata a consolidarsi negli anni successivi.
La scelta di presentare questi materiali in un contesto universitario e museale come quello del CSAC assume un valore preciso. Parma non è il luogo del sistema moda, ma quello della conservazione e dello studio. Una distanza geografica e simbolica che consente di osservare l’opera di Armani come oggetto culturale, sottratto alla dimensione spettacolare e restituito alla sua natura di processo. In questo senso, l’archivio non funziona come deposito, ma come dispositivo critico, capace di rendere leggibili le origini di uno stile. Accanto ai disegni, una selezione di materiali documentari amplia il campo di osservazione senza spostarne il baricentro. Anche in questo caso, l’interesse non risiede nella notorietà del nome, ma nella capacità di un linguaggio visivo di attraversare contesti diversi mantenendo coerenza e riconoscibilità. Giorgio Armani Archivio CSAC si configura dunque come un’operazione di rilettura che mette al centro il progetto e il suo farsi. Non tanto un’icona della moda, quanto l’origine di una grammatica visiva. Una mostra che, attraverso l’archivio, invita a osservare la moda come pratica culturale e come forma di pensiero, prima ancora che come fenomeno industriale.
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