Coloriage, FW 23/24. Photo credit: Gioele Vettraino
L’attenzione ai materiali e una sensibilità spiccata verso il prossimo sono tra le caratteristiche di Coloriage laboratorio di sartoria sociale, nato nel 2019 a Roma, all’interno dell’ex-mattatoio di Testaccio, con l’idea di dare spazio ai creativi rifugiati, migranti e inoccupati, attraverso lezioni e laboratori gratuiti. Grazie all’idea di sartoria sociale, Coloriage ha la possibilità di fornire corsi di moda, mettendo in contatto gli studenti con docenti ed esperti del settore. Così facendo, anche chi è in difficoltà economiche ha l’opportunità di acquisire delle basi solide e una buona formazione nell’ambito. La collaborazione con le diverse associazioni del territorio ha concesso a tante persone, che hanno già esercitato la professione di sarti e addetti al settore in altri Paesi, di approdare nell’atelier. In questo modo, chiunque ha finalmente l’occasione di rimettersi all’opera per mostrare la propria creatività, acquisendo nuove abilità in ambito tecnico.
Oltre a un attento controllo della filiera, che garantisce lavorazioni e tessiture sostenibili, anche la scelta delle stoffe è molto precisa. Alcune provengono dai dead stock di industrie e case di moda italiane, altre sono importate dall’Africa dell’Ovest. La lavorazione artigianale e l’upcycling portano all’elaborazione di capi unici e vicini a una concezione di moda che percepisce le urgenze ambientali. Tra le diverse tipologie di lavorazioni rientra il wax print, un cotone tinto con la tecnica a cera, la cui storia coinvolge Africa, Asia ed Europa, simbolo di condivisione e contaminazione creativa.
In occasione di Onde, la collezione Autunno/Inverno 2023-24, si è concretizzata la collaborazione con la Fondazione Sozzani di Milano, dove sono stati organizzati anche una serie di talk e laboratori per sensibilizzare sul tema della sostenibilità e sull’importanza dell’inclusione. Tra i tessuti impiegati per la nuova serie, diverse lane italiane, prese dagli stock invenduti, e wax africani che rimandano alle onde e alle xilografie giapponesi Ukiyo-e. La linea Coloriage Handwoven è una delle novità di quest’anno. I capi, cuciti e dipinti a mano in Mali, presentano simboli che rimandano al concetto di protezione del singolo e della collettività. Ad aggiungersi, anche la collezione di upcycling e ricamo di Sara Basta, Le parole già non mi assomigliano più, che ragiona sul rapporto tra corpo e vestito ispirandosi alla scrittrice Patrizia Cavalli.
Tra gli eventi promossi da Coloriage alla Fondazione Sozzani, anche collaborazioni con creativi e artisti contemporanei come Jermay Michael Gabriel, che nelle sua pratica analizza con forza la tematica dello sfruttamento coloniale, il duo artistico Plethor X, che si affida a strumenti tipici del Corno d’Africa, e i workshop tenuti dai modellisti Anthony Knight e Alessandra Donato. L’allestimento del pop up store è stato curato da Edizioni Brigantino, nato dall’incontro tra la curatrice e designer Valentina Lucchetti e l’artista multidisciplinare Canedicoda.
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