Categorie: Moda

fashion_interviste | Nozze d’argento per Agatha

di - 15 Febbraio 2008
Prima di dedicarti alla moda dipingevi. Cosa ricordi degli inizi?
Fin da piccola ho piacevolmente convissuto con la collezione di quadri d’arte contemporanea di mio padre architetto. Ho sempre dipinto, privilegiando il colore e rifuggendo le tinte scure. Per me il colore è importantissimo, è qualcosa d’istintivo e fondamentale per la mia salute e il mio benessere. È felicità, positività. È luce, vita.

Un riferimento artistico sopra tutti gli altri?
Mark Rothko. Mi piace moltissimo, da sempre. Il 2007 poi è stato “un año muy Rothko”: una sua tela è infatti recentemente diventata l’opera d’arte contemporanea più cara del mondo.

Ami l’arte. Cos’hai provato quando la Triennale di Milano ha deciso di dedicarti una personale?
Mi piace moltissimo vedere le mie creazioni in un museo, per esposizioni di questo genere sono disposta a fare qualsiasi cosa. In generale, poi, i musei si stanno aprendo sempre più agli allestimenti di moda, ad esempio il Metropolitan di New York. Rispetto all’arte, la moda è più alla portata del pubblico, è facilmente comprensibile.

Spesso presti il tuo talento a settori limitrofi. Recentemente, ad esempio, Hai fatto Splash al Sun di Rimini, il Salone Internazionale dell’Esterno. Puoi descriverci il progetto?
È un concorso dedicato alla progettazione di futuri stabilimenti balneari. Essendo testimonial del progetto ho ideato, per il lancio dello stesso, una Playa Querida: un sogno psichedelico fatto di sabbia colorata, cuori e altri motivi decorativi fantasiosi che, grazie alla collaborazione con lo Studio di Progettazione Giovanardi di Bologna, diventerà realtà e farà da “guida” a tutti gli architetti e designer che vorranno cimentarsi in questa sfida progettuale. Le tematiche del chill-out e del sun-bathing sono infatti quanto mai attuali e sono moltissimi gli architetti che stanno lavorando sul concetto di spiaggia come centro poli-funzionale, come compenetrazione di attività e spazi.

Il tuo curriculum vanta collaborazioni prestigiose: dalla partnership con Absolut Vodka alla collezione di “vestiti-orologio” disegnata per Swatch. Qualcosa di nuovo a cui stai lavorando?

Sì, in collaborazione con Vodafone España sto lavorando a una mia collezione di telefoni cellulari. Per il momento intervengo solo sui colori, sulle stampe e sulle texture, ma in un futuro -un futuro prossimo, spero- andrò a modificare la forma vera e propria dell’oggetto telefono, rendendolo qualcosa di completamente “altro” rispetto a ciò che è adesso.

Qual è l’aspetto che ami di più della moda? Quale quello che odi?
La sfilata è senz’altro la cosa per me più importante, quella a cui tengo di più. Adoro vedere i miei capi sfilare in passerella, anche se detesto seguire il casting e lo delego volentieri ad altri: disapprovo il fenomeno delle modelle, il fatto che vengano passate in rassegna come “animali”. Non mi piace poi per niente questa “epidemia” di anoressia imperante: quando ero piccola io, non c’erano anoressiche… Ancora, odio l’idea che si considerino “di moda” solo i capi appartenenti all’ultima collezione: questo cappotto ad esempio (un soprabito rosa acceso, chiuso da un fiocco cuoriforme), lo indosso oggi per la prima volta, pur avendolo in guardaroba da parecchi anni ed è per me nuovo. Sono molto legata al mio vintage personale.

Come lavori per preparare la sfilata?
Produco moltissimi pezzi, oltre cinquecento. Un ampio insieme dal quale poi una stylist di fiducia seleziona i capi che concretamente sfileranno in passerella, circa il 15% della proposta iniziale. I miei abiti sono per me come dei bambini, pertanto dopo la creazione preferisco separarmi da essi e lasciare che sia qualcun altro, un esterno, a scegliere e giudicare.

Qual è secondo te l’editoriale ideale per “raccontare” i tuoi abiti?

Penso che un bravo fotografo sia in grado di cambiare completamente il punto di vista su un dato capo d’abbigliamento, esaltandone al meglio la peculiarità. In generale, amo vedere gli abiti fotografati nel vuoto, come se fossero sculture, materia plastica nello spazio. Non indossati da una modella. Penso che ultimamente il focus si sia spostato troppo sul fenomeno delle top model e l’abito sia stato messo in secondo piano.

Com’è la collezione primavera/estate 08 di Agatha Ruiz De La Prada?
È una collezione che riunisce in sé certi volumi di Balenciaga, l’influsso di Yves Saint Laurent, l’iconografia di “Barbarella” e un tocco di Paco Rabanne. Il mood prevalente è il pop proprio degli ’60 e ’70. Il tutto ovviamente presentato in uno stile “muy Agatha”.

Qualche anticipazione sull’autunno/inverno 08/09?
Continuerò il discorso citazionale su certi volumi e certe forme di Balenciaga e lavorerò sul tema del buco e della cavità. Il colore sarà molto importante, ancor più che nella primavera/estate, perché è nei grigi giorni invernali che si ha ancora più bisogno del colore.

Il motivo iconografico del “cuore” ti accompagna da sempre. Come mai?
È un portafortuna, un simbolo simpatico e positivo, un elemento da cui partire per fare molte altre cose e, non ultimo, è un tema che si vende bene…

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a cura di marzia fossati


*articolo pubblicato su Exibart.onpaper n. 47. Te l’eri perso? Abbonati!

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