Sandro Chia, Senza titolo, 1998 tecnica mista su carta, 34,5x24,4cm Foto Rolando Paolo Guerzoni | Courtesy Galleria Mazzoli, Modena
Fino al 15 giugno 2025, a Lecce, capitale del Barocco e non solo, la Fondazione Biscozzi | Rimbaud ETS si fa custode di una visione, accogliendo la mostra Sandro Chia. I due pittori, a cura di Lorenzo Madaro. Un viaggio nell’universo espressivo di uno dei maestri della Transavanguardia, dove il segno e il colore si intrecciano in un dialogo ininterrotto con la storia dell’arte e le sue infinite possibilità, svelandone l’intimità della ricerca di Chia, la sua incessante riflessione sulla figura e la sua narrazione pittorica.
La mostra offre un’immersione nelle Opere su carta 1989-2017, una selezione di cento lavori che racchiude l’essenza di un artista capace di reinventare costantemente la propria poetica, ponendosi tra memoria, avanguardia e sovversione.
Questa esposizione si inserisce nel solco della ricerca avviata dalla Fondazione Biscozzi | Rimbaud, istituita nel 2018 dai coniugi Luigi Biscozzi e Dominique Rimbaud per promuovere l’arte moderna e contemporanea, all’interno di un progetto più ampio di analisi degli anni Ottanta in Italia, condotto dal curatore Lorenzo Madaro, storico dell’arte e docente all’Accademia di Brera, che così racconta il senso della mostra: «Gli Ottanta sono stati un decennio di radicale ridefinizione del linguaggio artistico italiano, un periodo in cui la pittura ha riconquistato il suo statuto di necessità, muovendosi tra riscoperta del passato e slanci visionari. Sandro Chia, tra i più luminosi protagonisti della Transavanguardia, ha incarnato questa dialettica, dialogando da subito con il panorama internazionale e restituendoci una pittura vibrante, carica di echi e contaminazioni. Questa mostra non è solo un omaggio alla sua straordinaria produzione su carta, ma anche una riflessione su un’epoca che, a distanza di quarant’anni, merita di essere riletta con occhi nuovi».
Sandro Chia (Firenze, 1946) è stato tra i fondatori della Transavanguardia, movimento teorizzato da Achille Bonito Oliva alla fine degli anni Settanta, un’onda d’urto che ha riportato al centro la figurazione e la potenza della narrazione visiva. Con audacia e ironia, Chia ha attraversato il tempo e le geografie dell’arte, intrecciando le voci del passato con un lessico assolutamente contemporaneo.
Le opere in mostra, vivaci e magnetiche, sono finestre aperte su un mondo sospeso tra il mito e il quotidiano, dove affiorano figure enigmatiche, gesti teatrali, anatomie che sfidano la logica e si caricano di una tensione emotiva intensa. Pinocchio, gli amanti, i viaggiatori solitari, le visioni oniriche: ogni foglio è un frammento di un racconto più ampio, un gioco sapiente che coniuga ironia e invenzione.
Il titolo della mostra, I due pittori, richiama alcune opere storiche di Chia e suggerisce un’idea di sdoppiamento: da un lato il pittore che avanza nella ricerca, sempre teso verso nuove sperimentazioni, dall’altro il pittore che torna sulle proprie immagini, rimaneggiandole con ossessione, consapevole che ogni segno tracciato è parte di un flusso senza fine. Organizzata con il supporto della Galleria Mazzoli di Modena, la mostra vuole essere un omaggio all’inesauribile vitalità della pittura e alla sua capacità di reinventarsi, lasciando sempre una traccia indelebile nel tempo.
Il mio lavoro negli ultimi anni ha seguito il tema degli sconfitti. Dare luce a chi è sempre stato nell’ombra.
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