Categorie: Mostre

A Cavalese Fulvio Morella racconta dei suoi cieli stellati, a un passo da noi

di - 7 Febbraio 2025

Un tempo, la costellazione delle Pleiadi serviva alle grandi civiltà di navigatori e studiosi del cielo per testare la vista di atleti, marinai e scopritori. Nell’antica Grecia, come in altre culture, chi riusciva a distinguere tutte e sette ‘Le Sorelle’ dimostrava di avere una vista eccellente, mentre altri ne vedevano solo alcune o, in certi casi, nessuna.

Fulvio Morella sovverte poeticamente questo paradigma che pone la vista storicamente come primo senso nell’orientamento, offrendo a tutti la possibilità di esplorare le stelle non solo con gli occhi, ma anche – e soprattutto – attraverso il tatto. La mostra, curata da Elsa Barbieri, direttrice del Museo, e Sabino Maria Frassà, direttore creativo di Cramum, rientra nell’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026. Realizzata in collaborazione con Cramum, inaugura il progetto ‘I Limiti non esistono’, promosso con Regione Lombardia e Lagazuoi Expo Dolomiti, con il patrocinio del Comitato Italiano Paralimpico e di INJA Louis Braille.

Fulvio Morella, Le stelle che non ti ho detto. Pupilla di Jung e Flash Dolci Montagne. Ph. Francesca Piovesan. Courtesy Fulvio Morella, Cramum Museo Arte Contemporanea Cavalese

Pensiamo spesso, forse superficialmente, che l’arte passi solo attraverso gli occhi, dimenticando che esistono molti altri modi per percepirla e viverla. ‘Le stelle che non ti ho detto’, ci racconta un’altra storia, che va al di là della percezione visiva, una storia silenziosa dove sono gli abili polpastrelli che scorrono curiosi sulle opere di Morella i veri protagonisti. Solo chi conosce l’alfabeto Braille ha davvero la possibilità di decodificare i suggestivi messaggi racchiusi nelle opere dell’artista. Da Seneca a Nietzsche, da San Francesco a Jung, i messaggi nascosti nelle ‘Pupille’, nei ‘Flash’ e nei ‘Sipari’ di tessuto si rivelano pienamente solo ‘dandosi una mano e affidandosi alle capacità dell’altro, rendendo così possibile una lettura dell’opera nella sua interezza’, afferma la direttrice Elsa Barbieri.

Messaggi di speranza, alcuni romantici, altri profondamente umani, come quello di Richard Bach: ‘la perfezione non ha limiti’ tratta da Il Gabbiano Jonathan Livingston. ‘Ed è proprio su questo senso di inclusione, sulla capacità di riconoscere e valorizzare le abilità di ciascuno superando limiti e diversità, che nasce un forte senso di comunità e possiamo insieme elevarci’, prosegue Barbieri. Con l’obiettivo di ampliare il dialogo culturale e coinvolgere il territorio, e con la collaborazione del Comune di Cavalese, la mostra si estende oltre il Museo, con cinque opere esposte anche a Palazzo Ress, sede del Comune, e presso il Centro del Fondo e di Biathlon del Lago di Tesero, in occasione di due importanti test-event dei Giochi Paralimpici Invernali Milano Cortina 2026.

Fulvio Morella, Le stelle che non ti ho detto. Sipario del Piccolo Principe. Ph. Francesca Piovesan. Courtesy Fulvio Morella, Cramum Museo Arte Contemporanea Cavalese

Le stelle di Fulvio Morella incantano per la loro genialità, per il loro essere al tempo stesso criptiche per chi ignora l’alfabeto Braille e perfettamente leggibili per chi lo conosce. ‘In questo modo, Morella riesce a trasformare il Braille – un prezioso strumento di comunicazione sociale – in un nuovo linguaggio estetico. Sapere che questo alfabeto può diventare un’espressione di bellezza è un grande motivo di orgoglio per chi ne fa uso’, racconta il co-curatore Sabino Maria Frassà. È interessante infatti osservare come le prime opere dell’artista che inglobano il Braille, come ‘La vita è una commedia’ (2022), abbiano un carattere testuale e lineare, per poi evolversi negli anni successivi in forme geometriche più complesse: triangoli, sfere, ellissi e clessidre. Ancora una volta, queste forme assumono una doppia lettura, visiva e tattile, esprimendo la magia della complementarità tra percezioni diverse. Per esempio, ciò che per l’occhio appare come un’ellisse, per una persona non vedente si traduce, tramite il tatto, nella familiarità di un volto. Un volto amico, caro o amato, che nell’opera ‘Sipario del Piccolo Principe’ (2023) racchiude una delle frasi più belle di sempre di Antoine de Saint-Exupéry, perfetta sintesi del significato della mostra: ‘Non si vede bene che con il cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi’.

Fulvio Morella, Le stelle che non ti ho detto. Pupilla di Virginia Woolf. Ph. Francesca Piovesan. Courtesy Fulvio Morella, Cramum Museo Arte Contemporanea Cavalese

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