Categorie: Mostre

Alice Pilusi con ‘My Purble Place’ a L’Ascensore, Palermo

200 g di zucchero, un cucchiaio colmo di ironia e un pizzico di irresistibile sex appeal. Texture seducenti che strizzano l’occhio al mondo BDSM, ma anche alla cosmetica e, naturalmente, alla pasticceria. Sono questi i principali ingredienti di “My purble place”, la mostra di Alice Pilusi, curata da Alberta Romano ed Enzo Di Marino, inaugurata lo scorso 30 ottobre, nello spazio L’Ascensore in Vicolo Niscemi 8 a Palermo.

Alice è sempre stata affascinata dal mondo beauty, dai tutorial di make-up e più recentemente da quelli di cake design. Ha trovato qualcosa di intrinsecamente attraente nella costruzione di alcune immagini, capaci di catturare lo sguardo di milioni di utenti sul web. Il suo lavoro esplora il lato sinistro della fanciullezza in epoca digitale, ponendo l’attenzione sulle sfumature oscure di un sistema di valori che feticizza la bellezza, la giovinezza e l’innocenza. Parlando con lei della sua ricerca e di come fosse nata, per scoprire come fosse approdata a questa squisita estetica, mi ha detto: «Mi sono avvicinata in modo molto naturale ad un certo tipo di immaginario partendo proprio da ciò che quotidianamente mi passava fra le mani nel feed di Instagram. E così che nasce la torta, come involucro rappresenta la superficie di una forma svuotata dal suo contenuto, una forma decadente ma estremamente patinata e satura».

L’Ascensore è stato pensato come uno showroom di dolci accattivante, ma al tempo stesso minimale e scarno.

Alice, hai un ingrediente segreto? «L’ingrediente segreto è sicuramente la seduzione. Il confine tra una clinica di bellezza, una pasticceria e un sexy shop è labile e questi mondi si incontrano nella scelta dei materiali e delle forme».

Ne abbiamo parlato con Alberta ed Enzo, tra Roma, Lisbona e un volo diretto Napoli-Lisbona. L’ingrediente segreto, il loro, dice Alberta, “è l’amore”. Ed io per amicizia, stima e sostegno, non posso non trascriverlo.

Alice Pilusi, My Purble Place, 2021. Installation view. Courtesy the artist e L’Ascensore. Ph Filippo M. Nicoletti
Alberta, Enzo, come avete conosciuto Alice e come avete costruito questo progetto?

Alberta: «Ho sempre conosciuto Alice, siamo entrambe di Pescara e abbiamo molti amici in comune, tra cui Andrea Croce che ci ha presentate. Con Enzo, l’abbiamo conosciuta quando, dopo aver visto il suo lavoro a Straperetana nel 2020 curata da Saverio Verini, abbiamo deciso di farle uno studio-visit. Ci siamo incontrati in un bar a Montesilvano, sulla Nazionale. Con un vecchio computer, a un tavolino vicino a una presa – necessaria contro lo spegnimento – Alice ci ha mostrato la sua ricerca. Così è iniziata, poi c’è stato un anno di maturazione».

Enzo: «Abbiamo aspettato parecchio tempo perché il lavoro ci piaceva e aveva grandi potenzialità, però era chiaro che Alice fosse agli inizi e avesse bisogno del suo tempo di costruzione. Forse è stato proprio questo a spingerci a decidere di fare una mostra con lei. Non è nostra intenzione replicare sempre gli stessi modelli di mostre anzi, cerchiamo sempre di creare una nuova situazione per consentire una nuova percezione. Volevamo realizzare qualcosa che accadesse, al di là dei tradizionali significati legati all’happening, all’azione e alla performance. Avendo visto che stava lavorando a una torta, le abbiamo chiesto se le andasse di creare con noi una sorta di negozio di pasticceria».

Alberta: «Alice, molto ironica, sveglia e self-aware, ci ha detto che quello della pasticceria era proprio un suo sogno. A quel punto abbiamo iniziato a divertirci tutti insieme, cercando le frasi motivazionali dei grandi pasticceri e realizzando foto ad hoc con gli sfondi delle grandi cucine di hotel e ristoranti».

Enzo: «Il titolo invece prende ispirazione da un gioco per i computer Windows, Purble Place appunto, che ti permetteva di realizzare le tue torte, con creme sempre colorate».

Alice Pilusi, My Purble Place, 2021. Installation view. Courtesy the artist e L’Ascensore. Ph Filippo M. Nicoletti
Cosa volete far assaggiare al pubblico?

Enzo: «Vogliamo spiazzare, vogliamo che le persone si trovino davanti a qualcosa di nuovo, di non comune. Abbiamo scelto di aggiungere un arco di palloncini la sera dell’opening, giocando con l’accezione che abbiamo al Sud di inaugurazione, di apertura. Qualcuno, sia dal vivo che online, ha creduto davvero che stessimo aprendo un nuovo negozio, una nuova pasticceria. Questo è quello che vogliamo, creare spiazzamento, non stagnare nelle categorie tradizionali».

Alberta: «Sì, al di là del clamore, che non abbiamo ricercato ma è venuto spontaneo, volevamo fare qualcosa di diverso dal solito. Ci siamo detti «fai le torte, perché non fare un pasticceria?!», per rompere attraverso la fake news come l’installazione i canoni tradizionali della mostra. Anche quando curammo la nostra prima mostra insieme «Voi rubate del tempo alla fretta, a noi il mare ci impone lentezza» – «citazione di una canzone di Daniele Sepe», puntualizza Enzo – ad Ansedonia in occasione di HYPERMAREMMA, più che una mostra collettiva richiesta da CASTRO Project era una vacanza con i nostri amici. Abbiamo invitato negli spazi di Villa Di Lorenzo gli artisti di CASTRO e i nostri amici artisti costruendo una mostra che aveva un tempo non convenzionale».

Alice Pilusi, My Purble Place, 2021. Installation view. Courtesy the artist e L’Ascensore. Ph Filippo M. Nicoletti
Qual è il segreto della vostra ricetta?

Enzo: «Il nostro segreto come curatori credo sia la nostra affinità comune sull’interesse finale a non curare mostre ma a giocare, a prenderci in giro, a creare qualcosa di nuovo che non si sintetizzi nel tradizionale “a cura di”, che però raggiungiamo con una metodologia differente. Io entro molto nei processi di lavoro degli artisti, mi piace partecipare e suggerire per far fruire pensieri e prospettive. Alberta invece è molto più puntuale e organizzata, fa leva su aspetti specifici che poi generano contenuti interessanti».

Alberta: «L’ammmore! Scherzi a parte, c’è una grande complicità tra noi, ci piace non prenderci troppo sul serio. Non siamo contro la teoria, anzi, adoriamo studiare, ricercare e fare, però rifuggiamo le forme e i modi impettiti in favore di un pensiero più profondo su quello che vogliamo comunicare e su chi sono i destinatari».

Enzo: «Esatto, soprattutto scegliendo di lavorare in contesti più periferici dell’arte contemporanea, non riusciamo a presentarci con il dogmatismo ortodosso standard. Lavoriamo con artisti giovani, come Alice, che si stanno costruendo, e non vogliamo appesantirlo teoricamente ma, al contrario, snellirlo affinché possa esprimersi per quello che è».

Alberta: «Cavalchiamo la nostra generazione, ci prendiamo gioco della nostra professione».

Per deformazione professionale forse dovrei fermarmi qui, ma Alberta ed Enzo sono due grandi amici e chi li conosce sa che sono una delizia quanto le opere pasticcine di Alice Pelusi.

«Vogliamo essere i Ferragnez dell’arte (…) e con questa possiamo chiudere», mi dicono all’unisono. La mia risposta è stata, e poteva essere una soltanto: «Voi insieme siete meravigliosi».

E adesso musica, «Leggera come un pensiero … E quella stella da allora … Brilla soltanto per te …. Buon compleanno, bambina».

Alice Pilusi, My Purble Place, 2021. Installation view. Courtesy the artist e L’Ascensore. Ph Filippo M. Nicolettimore
Alice Pilusi, My Purble Place, 2021. Installation view. Courtesy the artist e L’Ascensore. Ph Filippo M. Nicolettimore
Alice Pilusi, My Purble Place, 2021. Installation view. Courtesy the artist e L’Ascensore. Ph Filippo M. Nicolettimore

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