Helen Bermingham, These strange places empty of words, 180-x 300 cm, oil on canvas, 2024
Fino al 14 febbraio 2025, la Galleria Luca Tommasi di Milano ospita una bi-personale che indaga i paesaggi della mente e dell’immaginazione attraverso le opere delle artiste Helen Bermingham e Maria Teresa Ortoleva, a cura di Luca Tommasi. Sotto il titolo di These strange places, empty of words La rassegna ospita tredici opere a olio su tela della pittrice irlandese Helen Bermingham, caratterizzate da colori vividi e da una gestualità pittorica inconfondibile. I suoi dipinti, che combinano astrazione e figurazione, ci trasportano in luoghi non fisici, dove tempo, memoria e psiche si intrecciano guidando la mano dell’artista in una sorta di scrittura automatica.
La narrativa di Bermingham si basa sull’esplorazione dei concetti di memoria e di tempo. Dalla conversazione interiore tra inconscio, ricordi e materiale pittorico scaturisce la creazione dell’opera d’arte, che diviene spazio psicologico e paesaggio immaginativo. Elemento centrale nel processo narrativo è poi la ripetizione di segni e figure, che si alternano all’interno delle opere in differenti colorazioni. Classe 1983, originaria dell’Irlanda e attualmente residente a Londra, Helen Bermingham è un’artista di caratura internazionale. Laureata al Trinity College di Dublino e con un Master in Pittura al Royal College of Art, ha esposto in prestigiose gallerie in Europa e negli Stati Uniti, tra cui GR Gallery a New York e The Cabin a Los Angeles. La sua opera rappresenta un percorso in continua evoluzione, dove i confini tra passato e presente si dissolvono, creando un universo pittorico che si nutre di memoria e immaginazione.
Accanto alle tele di Bermingham, la galleria presenta quattro opere di Maria Teresa Ortoleva, artista milanese del 1990 che vive e lavora a Londra. Il suo lavoro è stato esposto alla Fondazione Pomodoro e alla Bocconi Art Gallery di Milano, oltre a collaborazioni interdisciplinari con istituzioni di rilievo come il King’s College London e UCL University College London. Prende il nome di Self-Reflections la serie in cui l’artista unisce arte, scienza e benessere mentale, esplorando il tema delle onde cerebrali come “scrittura automatica” dell’immaginario, servendosi di tecnologie innovative per tracciare i movimenti della mente. Le opere di Ortoleva, realizzate con materiali come plexiglass trasparente, superfici specchianti e colori fluorescenti, invitano lo spettatore ad immergersi nel ritratto dell’invisibile vita del cervello. Il gioco di riflessi ottici e le stratificazioni di materiali proiettano chi osserva in un mondo che oscilla tra il reale e il virtuale, tra sogno e memoria. Più ci si avvicina alle opere, più si scoprono nuovi dettagli e prospettive, in un dialogo continuo tra percezione visiva e coinvolgimento mentale. Questa doppia personale non è solo un’esposizione d’arte, ma concede di prendersi un momento per perdersi nei meandri della mente umana, un’occasione per riflettere sul legame tra memoria, immaginazione e percezione.
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