Categorie: Mostre

Anticonformista e dirompente: La Fondazione Accorsi Ometto di Torino rende omaggio a Carol Rama

di - 15 Aprile 2025

Viene definita “spettacolosa” dal direttore Luca Mana, un omaggio all’artista torinese che tanta fama ha conquistato anche internazionalmente e il cui lavoro viene oggi ospitato in una sede che costantemente vuole valorizzare le eccellenze artistiche del territorio, tra tradizione e contaminazione culturale.

Una “Geniale Sregolatezza”, come ci suggerisce il titolo della mostra, accompagna lo spettatore, in un viaggio nella ricerca artistica ed esistenziale che l’artista ha portato avanti durante tutto il suo percorso di vita, testimoniato da 92 opere dagli anni Trenta agli anni 2000. È una selezione accurata, proveniente da prestiti pubblici e privati, che riceve splendida collocazione nelle sale della Fondazione, fiore all’occhiello del capoluogo piemontese, con un allestimento che consente al visitatore una graduale immersione nel lavoro dell’artista, sino a un totale coinvolgimento grazie al buio che favorisce la libertà dell’inconscio.

Carol Rama, Opera n. 27, 1939, Acquerello e matita colorata su cartone, 44×26 cm. Collezione privata

La scelta curatoriale di Francesco Poli e Luca Motto restituisce il desiderio di approfondire e mostrare al pubblico il lavoro di Carol Rama, esplorato da più punti di vista che seppur in cambiamento nei decenni, ne restituisce la coerenza sia della ricerca esistenziale sia nella volontà di voler esser artista per tutta la sua vita, con originalità e indipendenza.

La mostra si apre con una sezione di acquerelli “mitici” come definiti da Francesco Poli, della fine degli anni Trenta, tra cui l’autoritratto dell’immagine guida, dove emerge la libertà sia tematica sia tecnica di Carol Rama (1918-2015), nella costante tensione dei suoi soggetti erotici e dove emergono l’inquietudine e le fantasie che contraddistingueranno tutti i suoi lavori.

Le Dorine, dirompenti e sensuali, ci guardano tra le corone e i serpenti che escono dai corpi, esprimendo la grande spinta erotica dell’artista, espressione di indipendenza e avanguardia. Seguono lavori di matrice espressionista degli anni Quaranta sino al 1948, nei quali con densa materia propone paesaggi e volti umani rinnovati. Nel 1948 partecipa alla Biennale di Venezia, con successive presenze anche nelle edizioni che seguiranno.

Carol Rama, Senza titolo, 1950. Olio su tela, 79,5×99,8 cm. Collezione privata

Agli inizi degli anni Cinquanta si avvicina all’astrattismo di matrice concreta, aderendo nel 1953 al MAC, Movimento Arte Concreta, come unica donna insieme a Paola Levi Montalcini. Fortemente legata a Galvano, viene influenzata anche da grandi nomi di quegli anni (come Gillo Dorfles) allontanandosi dalla figurazione e dalla scena artistica torinese e con un aumento di visibilità ed esposizioni. Alla fine del decennio, anch’essa come molti artisti si dedica all’Informale.

In mostra viene raccontato anche il legame con artisti torinesi, tra i quali Casorati e Daphne Maugham, alla quale ha dedicato anche una delle poche opere realizzate su coperta ed esposta in mostra.

La metà degli anni Sessanta racchiude il rilevante ciclo dei Bricolage, una serie di lavori così definiti da Sanguineti, altro grande amico di Carol Rama, dove la pittura informale viene unita a oggetti tipici della produzione dell’artista, come gli occhi di bambola, unghie, scarti di metallo, fili, boccette, tappi, materiali di recupero. È una fase intensa, dove inarrestabili sono i riferimenti corporali, alla malattia, al sangue (nel 1964 che viene realizzata alla Galleria-Libreria Stampatori di Torino la mostra dei Bricolage). Le opere guardano, provocano, parlano, controllano con una “straordinaria aggressività espressiva” come ci racconta Poli. Sono opere che “graffiano” come diceva a Sanguineti al perché della presenza delle unghie.

Carol Rama, Nuove seduzioni, 1985, Tecnica mista e occhi tassidermici su carta intelata prestampata con precedenti grafie, 48×33 cm. Collezione privata

Successivamente, verso la fine degli anni Sessanta, Carol Rama, senza mai prendere posizione politica, inizia a dedicarsi al racconto della condizione umana e alla Guerra Fredda, Vietnam, Martin Luter King e Bombe Atomiche, in cui emergono talvolta commoventi soli e immagini sbiadite.

Negli anni Settanta, come diceva a Burri, “inizia a fare pittura con altri mezzi”. È l’inizio della serie delle Gomme, opere emblematiche, in cui dispone camere d’aria (spesso di biciclette) su superfici monocrome bianche o nere di legno, con composizioni astratte. La tensione materiale e spirituale è evidente, amplificata dalla matericità delle gomme, ruvide e organiche, evocando ancora una volta il corpo e l’eroticità, trasformando un oggetto industriale in un qualcosa di lirico e doloroso, disposte in una grande parete di fondo.

Successivamente, negli anni Ottanta e Novanta, riconosciuta ormai a livello internazionale, si riappropria della figurazione “sguaiata”, tra figure umane, animali, paesaggi, angeli, realizzate spesso su carte prestampate. Ritornano il disegno e l’acquerello, ritorna una forte spinta autobiografica e l’iconografia anche attraverso immagini provenienti da altre culture.

Carol Rama, Senza titolo (Ritratto), 1986. Tecnica mista su carta intelata prestampata e con precedenti grafie (esercitazione di ornato architettonico), 58×43,5 cm. Collezione privata

La mostra si chiude con i lavori degli anni Novanta e primi anni Duemila e tra queste la serie sorprendente della Mucca Pazza (in corrispondenza del morbo), dove vengono affrontati temi quali la follia umana, il timore del contagio e la paranoia, unendo ritagli di pelle bovina a inserti tipici della sua produzione. Sono opere disturbarti, fortemente attuali. È proprio negli anni 2000, precisamente nel 2003, che Carol Rama verrà premiata con il Leone d’Oro alla Biennale di Venezia.

Bepi Ghiotti, Carol Rama, ritratto #02, 2013. Giclée archivial inkjet print, 42×35 cm. Archivio Bepi Ghiotti

All’interno della mostra entriamo in silenzio referenziale nella sala dedicata alle splendide fotografie di Bepi Ghiotti realizzate con il progetto fotografico Inside Carol Rama dal 2012-2014, raccolte nell’omonima pubblicazione del 2015. I 12 scatti esposti ci mostrano l’abitazione di Carol Rama in via Napione a Torino, dove possiamo scoprire o riconoscere oggetti e dettagli che ritroviamo anche nelle opere, dove tutto ha una forte connotazione di vita. Ci racconta Bepi Ghiotti che “All’interno della retrospettiva dedicata a Carol Rama, Inside Carol Rama è il risultato di un’azione artistica che ho condotto tra il 2012 e il 2014, immergendomi per due anni, ogni settimana, nella sua casa-studio. Ho lavorato lentamente, con una sola luce, lasciando che fosse l’ombra a raccontare. La macchina ferma, sul cavalletto, era un ascolto: attendevo che l’immagine emergesse da sé, come un’apparizione. Carol era presente, silenziosa o ironica, sempre pungente: il nostro rapporto era fatto di gesti, sguardi, piccole conversazioni. Ogni scatto è nato da questa intimità, da una fiducia reciproca costruita nel tempo, simile a quella che vivo quando raggiungo le sorgenti dei fiumi. In quei luoghi come in via Napione, cerco un punto solo, quello in cui le cose iniziano a vibrare, a risuonare.”

I mesi di mostra sono accompagnati da una intensissima programmazione di visite guidate alla mostra con i curatori, alla scoperta altresì della casa di Carol Rama.

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