Belinda Kazeem-Kamiński, Rub, Rock, Earth. Throat Clearing, 2025. Courtesy the artist. Foto Ivo Corrà
Quale è il ruolo del sistema missionario comboniano nel trasferimento forzato di oltre 800 bambini e bambine africani in Europa, guardando ai paesi di lingua tedesca? Belinda Kazeem-Kamiński, con l’occasione della sua mostra personale, Aerolectics, ci invita a riflettere proprio su questo capitolo poco considerato della storia, compresa quella altoatesina.
Parte del programma triennale ideato e curato da Lucrezia Cippitelli e Simone Frangi – The Invention of Europe riflette sull’idea monolitica di Europa e sulla sua costruzione narrativa – Aerolectics si sviluppa sui piani della Kunst Meran attraverso un percorso multimediale e immersivo fatto di oggetti, narrazioni, suoni, immagini, pieni, vuoti, voci e silenzi, che stimola un approccio attivo e riflessivo rispetto le origini e la diffusione nel continente africano del sistema missionario cattolico europeo e i suoi rapporti con la contemporaneità.
Vermessung. “Von der Lansschaft aus” è il titolo di una delle prime serie di opere che si incontrano lungo il percorso: sono frammenti di mappe geografiche (dell’Impero Asburgico, dell’Alto Adige e dell’Italia del XIX e XX secolo), di dimensioni variabili, che Kazeem-Kamiński ha lavorato con pietre e spilli per farci ripensare alla geografia come luogo di memoria e potere. Ogni spillo, ogni pietra, fissano un punto, ovvero quello in cui le ragazze africane, Gambra*, Schiama* e Asue*, sono state deportate dal sacerdote Niccolò Olivieri. Il paesaggio è così un testimone attivo, e vivo, perché muovendosi attraverso questa critica silenziosa, i suoni e la voce di Rub, Rock, Earth. Throat Clearing richiamano l’attenzione. Il video ci mostra due corpi che si muovono in cerchio, toccandosi in una dimensione di tensione e di continuo cambiamento, mentre la voce narrante, che è dell’artista, si rivolge alle Alpi: sono quei corpi a trascinarci nelle storie di Gambra*, Schiama* e Asue*, che ritroviamo – personificate da tre performer – al secondo piano nel video Nursery Rhymes. (Holy) Water, mentre indossano abiti bianchi e inonano una filastrocca “Roccia, acqua, fuoco, aria. Roccia, acqua, fuoco, aria”. L’opera fa riferimento al battesimo forzato delle tre ragazze (29 luglio 1955, a Brunico) ma Kazeem-Kamiński scuote la narrazione dando alle giovani un ruolo attivo: si chiedono infatti quali peccati abbiano commesso, spingendoci così a pensare anche al potere della sorellanza e alla possibilità di resistere alla cancellazione della propria storia.
Superando Untitled [Prototype Nkisi / Repurposed Saving Box] – un vecchio salvadanaio per le missioni trasformato in nkisi, ovvero un potente oggetto della tradizione congolese, trafitto di chiodi e lame – e anche Untitled [Lash. Linger. Load/Nkisi] – una serie di nkisi in ceramica in cui sono incastonati chiodi per indicare gli oltre mille bambini rapiti da Olivieri – si raggiunge, al terzo piano, Oya! Fire, un’opera video in cui una figura che indossa una maschera in rafia si muove di un’energia grezza e sfrenata, sembra anticipare una tempesta: è la storia di Asue*, la sua rabbia che viene collegata alla potenza della divinità Oya. Attraversata la stanza, che insieme al video mostra la maschera in rafia, ci si trova immersi in libri, testi e materiali d’archivio che illustrano il contesto di ogni opera. Scendendo l’occhio può cogliere anche tutta la potenza di Aerolectis, che non è solo il titolo della mostra, ma anche di un lavoro site-specific, un lavoro di testo, poetico, che esplora le forze degli elementi naturali incontrati lungo il percorso: la roccia nelle immagini delle placche, l’acqua, il fuoco, con l’impeto della resistenza e della rabbia, e l’aria, potenza della tempesta che sfida chi cerca di cancellare e seppellire una storia.
Gli echi della storia non scompaiono mai, persistono e richiedono la nostra attenzione, che Belinda Kazeem-Kamiński richiama.
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