Categorie: Mostre

Careof, a Milano, presenta “Il cielo stellato” di Caterina Erica Shanta

di - 31 Gennaio 2023

Ha inaugurato lo scorso 25 gennaio “Il cielo stellato” di Caterina Erica Shanta (1986, Germania), un progetto artistico e cinematografico incentrato sulla festa della Madonna della Bruna di Matera.

Ogni anno, il 2 luglio, ricorre la festa della Madonna della Bruna di Matera, una grandissima festa patronale accompagnata da una serie di itinerari e celebrazioni di lunga durata. Tra questi, uno dei momenti più attesi – e immortalati dal pubblico – è lo ‘strazzo’, ovvero la distruzione del Carro Trionfale, realizzato in cartapesta, al suo arrivo nella piazza centrale trascinato da muli in corsa. Nell’attimo prima della sua evanescenza, racconta l’artista «la piazza costellata di dispositivi ha inconsapevolmente astratto e duplicato il grande artefatto. È una nube di punti, una fotogrammetria composta da vettori luminosi nello spazio nero virtuale: il terzo cielo stellato».

Il cielo stellato, Caterina Erica Shanta. Still da video

La mostra, negli spazi all’interno di Fabbrica del Vapore, è una testimonianza di come l’atto fotografico sia oggi sempre più parte integrante di un comportamento rituale dell’essere umano odierno. Il mediometraggio, prodotto da Careof e da Invisibile Film, una serie di materiali d’archivio raccolti dall’artista nei mesi di lavoro in Basilicata e un ciclo di immagini realizzate con la tecnica della fotogrammetria, danno visibilità concreta ai grandi cambiamenti storici, sociali e tecnologici.

Abbiamo parlato con Caterina Erica Shanta per approfondire questo evento sempre più raccontato dalle immagini che la documentano.

Caterina Erica Shanta. Ph. Diego Mayon

Da una parte la tradizione delle feste popolari e delle macchine da festa, dall’altro uno spazio di esperienza visiva, immaginazione e socializzazione. Che cosa ci racconta “Il cielo stellato” e come si pone tra tradizione e contemporaneità?

«’Tradizione’ a mio avviso è una parola ambigua, le storie del rito sono innumerevoli tante quante le persone che vi partecipano. Nella sua essenza è molteplice, collettivo e mutevole, ma estremamente sentito per quanto riguarda la coesione sociale. Quello che mi interessa mettere in luce con “Il cielo stellato” è proprio il passaggio di queste narrazioni attraverso le tecnologie che oggi ci circondano, che facilmente riproducono per immagini la nostra esperienza. Il rito si è popolato di oggetti user-friendly, i cui schermi creano un orizzonte luminoso sopra la testa delle persone, quello che ho definito un “cielo stellato”. Sono smartphone, telecamere, macchine fotografiche, le cui immagini trovano, in un momento successivo, una diffusione attraverso social media, internet e messaggistica. È divenuta parte della nostra ritualità odierna l’azione del fotografare ogni evento che cattura la nostra attenzione. Con questo lavoro ho cercato di portare all’estremo tale propensione e ho trovato nella festa della Bruna un caso studio eccellente, per cui l’immagine fotografica è l’unico oggetto tangibile che mostra nella sua integrità il Carro prima della sua distruzione – o “strazzo” nel dialetto materano».

Il cielo stellato, Caterina Erica Shanta. Installation view, Careof, Milano. Ph. Diego Mayon

Quando è nata l’idea di studiare la festa della Madonna della Bruna di Matera? Quale strada hai percorso, partendo dal rituale, per arrivare a “Il cielo stellato”? E come si inserisce in questo tuo percorso di ricerca, la scelta della fotogrammetria?

«L’idea è nata a seguito di un progetto che ho sviluppato con l’università IUAV di Venezia. Era il 2015 e la Siria era martoriata dalla guerra. Innumerevoli immagini del patrimonio archeologico siriano distrutto da ISIS circolavano come parte di una propaganda aggressiva, mortale e violenta. La comunità archeologica internazionale si è posta quindi il problema della perdita di tale patrimonio, per cui ha iniziato a raccogliere tramite open call e portali online innumerevoli immagini dei diversi siti archeologici, in primis quello di Palmyra. C’era l’idea che, raccogliendo queste immagini, si sarebbero potuti ricostruire i modelli 3D del patrimonio perduto, avvalendosi anche di immagini scattate da non professionisti. Mi sono chiesta se tale approccio potesse essere estendibile anche ad altri ambiti, così ho trovato Matera e il suo rito».

Il cielo stellato, Caterina Erica Shanta. Installation view, Careof, Milano. Ph. Diego Mayon

Dal 2017, quando hai aperto una call per raccogliere le immagini, lavori al progetto. Come hai coniugato le immagini isolate in un caleidoscopio di forme, colori, fascinazioni e storie? Cosa ti ha guidato, dove il tuo occhio è andato costruire simultaneità?

«Nel 2017 ho iniziato a raccogliere le immagini che ritraevano il Carro nei momenti precedenti alla sua distruzione. Hanno aderito moltissime persone per cui ho raccolto innumerevoli fotografie che lo ritraevano da diverse angolazioni. Quello che avevo compreso è che nel momento cardine della festa, nella piazza principale della città – in virtù della sua architettura ovale con il Carro posizionato al centro – le persone si dispongono perfettamente attorno all’oggetto d’attenzione a 360°. Per cui ogni scatto fotografico, da ogni singolo obiettivo e punto di vista, diventa parte di una gigantesca fotogrammetria collettiva, ossia una tecnica di rilievo digitale che restituisce modelli tridimensionali in nubi di punti – il terzo “cielo stellato” – usati molto spesso anche in archeologia digitale».

Il cielo stellato, Caterina Erica Shanta. Installation view, Careof, Milano. Ph. Diego Mayon

Che cosa perdiamo e che cosa invece possiamo conservare, in termini di esperienza, con la tecnologia digitale?

«Non credo che si perda o si conservi qualcosa, credo invece che la tecnologia digitale cambi la nostra esperienza rendendola diversa ed è quello che cerco di portare in luce con questo lavoro. È un approccio arricchente in termini di comprensione del nostro agire quotidiano, non senza diatribe etiche relative al privilegio della descrizione visiva – anche in termini di qualità dell’immagine – e al divario tecnologico che si crea. Tuttavia è parte di questo specifico rito perdere l’oggetto del desiderio e, per quanto ne so, nessuno si è mai posto il problema di conservarlo interamente se non attraverso documentazione o i singoli frammenti di cartapesta derivati dallo “strazzo”. Fotografare è un atto parte del rito, una sorta di “strazzo” virtuale che vive ed esiste attraverso le sue immagini, per ricomporre ciò che è scomparso sotto gli occhi di tutti».

Il cielo stellato, Caterina Erica Shanta. Still da video

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