Pietro Aquila, Annibale Carracci solleva la Pittura, su disegno di Carlo Maratti. Biblioteca Civica "Romolo Spezioli", Fermo
Che rapporto esiste tra pittura, incisione e riproduzione nel linguaggio marattesco? Carlo Maratti e l’incisione si propone di mettere in luce proprio questo grazie al contributo dei curatori, Simonetta Prosperi Valenti Rodinò e Stefano Papetti, che sono due tra i più autorevoli studiosi del barocco romano.
Il progetto espositivo pensato per la Pinacoteca rappresenta un raro esempio di mostra monografica sull’opera incisoria di Maratti costruita con metodo filologico e scientifico, in cui la ricerca e la divulgazione si intrecciano. Le 44 incisioni esposte, suddivise per tipologia e funzione, offrono un percorso completo: dalle incisioni autografe dell’artista alle riproduzioni dei suoi capolavori, fino alle illustrazioni librarie e ai soggetti legati all’Accademia dell’Arcadia, rivelando l’ampiezza della sua influenza artistica e culturale. Un elemento centrale della mostra riguarda l’uso innovativo dell’incisione come mezzo di diffusione e consacrazione della propria opera. Maratti seguì e supervisionò la trasposizione calcografica di oltre 400 incisioni tratte da suoi disegni e dipinti e realizzò 13 incisioni originali giovanili, tutte presenti in mostra. Queste opere, affidate a celebri incisori europei, permisero al linguaggio marattesco una diffusione capillare tra corti, accademie artistiche e circuiti collezionistici, molto prima dell’invenzione della fotografia. In molti casi le stampe venivano commissionate prima ancora che il dipinto originale fosse collocato o inviato, come avvenne per opere destinate a Roma, Vienna e Palermo.
Maratti emerge nel panorama della pittura barocca del secondo Seicento come maestro di sobrietà e misura, interprete di un classicismo aggiornato e capace di rispondere alle esigenze religiose e ideologiche della Controriforma. La sua lunga carriera lo vide protagonista della scena artistica romana dopo la scomparsa di Pietro da Cortona e Gian Lorenzo Bernini, assumendo progressivamente il ruolo di caposcuola della pittura romana in età tardo-barocca. Conteso da papi, cardinali, ambasciatori, collezionisti e monarchi, Maratti fu il ritrattista ufficiale di pontefici e alti prelati e realizzò pale d’altare destinate alle maggiori chiese barocche di Roma. Tra i suoi committenti più importanti vi furono le famiglie nobili romane, come gli Altieri, e la sua fama raggiunse le corti europee, conquistando anche i viaggiatori del Grand Tour che desideravano essere ritratti dal “gran Maratti”.
«Con la mostra dedicata a Carlo Maratti, il Comune di Ancona entra nel vivo delle Celebrazioni dell’artista e la Pinacoteca Civica assume il ruolo di palazzo dell’arte, hub progettuale ed espositivo dove la ricerca e lo studio si uniscono al godimento dei capolavori, tra cui la grandiosa pala d’altare di Carlo Maratti “Madonna in gloria e santi”, proveniente dalla distrutta chiesa di San Nicola di Ancona», ha dichiarato Marta Paraventi, Assessore alla Cultura della città candidata a Capitale italiana della Cultura 2028, che condivide con i comuni di Camerano e Ascoli Piceno il ricco programma di iniziative del Comitato Nazionale per le Celebrazioni del IV Centenario della nascita dell’artista istituito dal Ministero della Cultura e sostenuti dalla Regione Marche, con il prestigioso patrocinio dell’Accademia Nazionale di San Luca, di cui Maratti fu Principe. «Celebrare Carlo Maratti significa celebrare non solo un artista straordinario, ma una visione del classicismo romano che ha avuto una risonanza europea. L’incisione fu per Maratti uno strumento di modernità: capì prima di altri che la diffusione delle immagini sarebbe stata la chiave per consolidare la memoria del proprio stile», aveva dichiarato Claudio Strinati, presidente del Comitato Nazionale per le Celebrazioni del IV Centenario.
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