Mazzonelli, Flags, 2018
Lo Studio G7, storica realtà dell’arte contemporanea bolognese, riapre per prima in città, inaugurando “Chiaroscuro”, collettiva che, per il secondo anno, conclude la stagione della galleria. Lo scorso 28 maggio, a pochi giorni dal via libera del governo alla fruizione degli spazi culturali, abbiamo infatti avuto modo di partecipare all’inaugurazione di questa mostra a cura di Leonardo Regano, con la direzione artistica di Giulia Biafore. In esposizione, i lavori di Bill Beckley, Gregorio Botta, Daniela Comani, Franco Guerzoni, Eduard Habicher, Jacopo Mazzonelli e Mariateresa Sartori. La scelta delle opere vuol indagare il ruolo dell’immagine nel nostro quotidiano, riflettendo sulle attuali prospettive post pandemia.
Per chi conosce lo spazio di via Val D’Aposa, la prima particolarità è senz’altro stata quella di dover accedere dall’ingresso secondario di vicolo Santo Spirito. A introdurre il percorso, un piccolo lavoro di Guerzoni, datato 1973. Dentro all’immagine: una fotografia di un paesaggio pompeiano recuperata dalla biblioteca storica dell’artista sulla quale è stato effettuato un intervento in gesso. Segue un VR, il primo approccio con lo spazio espositivo infatti è digitale. Accompagnando lo spettatore da una visione mediata a un’esperienza diretta, sembra di tornare per un attimo sui nostri divani, in una sorta di mood quarantine dov’è possibile assistere alla preview della mostra in realtà virtuale.
Ma non solo, perché le opere sono realmente nel white cube della G7. Scendendo la scala, si parte con tre specchietti che riprendono la poetica “musicale” tipica di Mazzonelli, seguiti da un lavoro di piccolo formato di Botta che incarna perfettamente la dicotomia del titolo, con un riquadro in nero fumo e un ritaglio di garza su vetro. Segue un’opera del 2017 di Beckley, tra i massimi esponenti della narrative art: Bow Tie Lesson, che sembra ricordare la tecnica del light-painting.
Altro delicatissimo elemento è la fotografia stenopeica di Sartori che immortala, con una tecnica ormai desueta ma sempre molto affascinante, una nuvola. Una riflessione sulle assenze con la serie fotografica di Comani, in cui i soggetti di alcune immagini vengono sottratti, ci riporta ad altri due interventi materici su foto, questa volta riprese da pagine di libri, per i quali Guerzoni usa una tecnica tipica del restauro, applicando pezzi di vetro e gesso. Chiude il cerchio dei rimandi alle opposizioni il lavoro di Habicher che incarna un continuum tra due materiali opposti, metallo e vetro, che entrando sinuosamente in contatto sembrano però non toccarsi mai.
“Chiaroscuro” sarà visitabile allo Studio G7 su appuntamento, fino al 18 settembre.
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