Categorie: Mostre

Cinque pittori e un palazzo: la collettiva “Moonkillers” a Venezia

di - 27 Febbraio 2025

È una nuova figurazione quella proposta a Venezia da Tommaso Calabro Gallery: una pittura rinnovata, che affonda le proprie radici nei colori accesi e nelle linee sinuose dei Fauves, ma che si nutre anche delle altre, molteplici tradizioni del Novecento, dall’espressionismo tedesco di Die Brücke al dinamismo del Futurismo, dall’irriverenza del Dada e del gruppo COBRA fino alla Transavanguardia e ai Neue Wilde. Un linguaggio stratificato e vibrante, questo, che emerge con forza nelle opere di Moonkillers, mostra a cura di Antonio Grulli, allestita nelle sale di Palazzo Donà Brusa.

Il titolo, come spiega il curatore, «suona come il nome di una band punk, ma non lo è. Moonkillers è una visione del mondo, dell’arte e della pittura».  Un po’ di punk, ad ogni modo, nei lavori proposti è ben presente: vi è infatti una freschezza, un desiderio di provocazione e di sperimentazione che sembra rifarsi all’irriverenza e all’entusiasmo degli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso.

Moonkillers, Courtesy Tommaso Calabro. Photo: Silvia Longhi

Tutto ciò si riscontra, ad esempio, nei lavori del trio di artisti CANEMORTO, che per propria natura si rifa a questo spirito turbolento e caotico. I tre, infatti, indossano maschere, comunicano in una lingua a noi incomprensibile e venerano, attraverso le loro creazioni, una divinità dalle sembianze canine: Txakurra. In lavori come The Putrefaction (2024), l’accostamento di colori accesi dà vita ad un immaginario spiritico, quasi perturbante. La loro è un’estetica tagliente, che riporta alla mente, con forza, le incisioni dell’Espressionismo tedesco ed esplode in una dimensione viscerale, quasi tribale.

Quest’energia vitale, che quasi coglie il visitatore alla sprovvista, si ritrova anche nelle opere di Michele Bubacco, classe 1983. Il veneziano parte sempre da fotografie di grande formato su cui interviene con la pittura o che fonde nel dipinto tramite la tecnica del collage. La sensazione finale è quella di una ricerca ludica, istintiva.

Vi è poi Emilio Gola (Milano, 1994), che nelle sue tele presenta un mondo intimo, fatto di amicizie e nostalgie. Tic, tac, tic, tac, tic, tac.., ad esempio, è il ritratto di due giovani, quasi uno still di un film di formazione o la copertina di un vecchio vinile.

Moonkillers, Courtesy Tommaso Calabro. Photo: Silvia Longhi

Flaminia Veronesi (Milano, 1986) ci introduce invece ad un mondo fiabesco —e favoloso. Un drago acquerellato, rosee creature marine, un viaggiatore misterioso e un tripudio di sirene sono i protagonisti del suo universo del Meraviglioso.

Vi sono infine i cowboy —e la cowgirl— di Alessandro Miotti (Marostica, 1991): figure melanconiche, intente a fumare in pose erotiche, con gli occhi coperti da pesanti cappelli. Si tratta di personaggi omologati, ma che permettono all’artista di esplorare una vasta gamma di pose, abiti e composizioni e che, soprattutto, parlano di una malinconia pervasiva e universale. Sono i padroni tristi di una steppa che ci è più vicina di quanto pensiamo.

Moonkillers, Courtesy Tommaso Calabro. Photo: Silvia Longhi

Così, Moonkillers si distingue dalle scelte espositive che hanno finora caratterizzato la Tommaso Calabro Gallery, più incline a esplorare linguaggi storicizzati —come dimostra la precedente mostra, dedicata a Roberto Matta. Qui, invece, l’attenzione si sposta su una pittura contemporanea che non teme la contaminazione e l’ibridazione, che gioca con il linguaggio visivo in modo libero e istintivo. Attraversare le sale in cui Moonkillers si dipana è un’esperienza che richiama a suo modo lo sfogliare del celebre Almanacco di Die Brücke, dove la forza espressiva delle opere si imponeva sulla struttura, lasciando che fosse il dialogo visivo tra i lavori a costruire un racconto frammentato e vibrante. Che si tratti, anche in questo caso, del seme per una nuova avanguardia?

Moonkillers, Courtesy Tommaso Calabro. Photo: Silvia Longhi

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